Archivi del mese: marzo 2013

BEFeD Catania…

BEFeD Catania

Oggi parliamo del BEFeD di Catania presso il  Parco Commerciale “I PORTALI”, all’interno della “food – court “ – Lato Ovest  a San Giovanni La Punta, in provincia di Catania, in viale Cristoforo Colombo n°13.

Il locale è carino, ben arredato, con un ampio parcheggio e si trova in una zona ottima, vista la vicinanza col Parco Commerciale “I Portali”. E’ principalmente una birreria, anche se loro si autodefiniscono “ristorante”, ma servono anche panini e il “Galletto” che è un pollo alla brace contornato da patate fritte, salsa e pane tostato.
E’ un locale principalmente per ragazzini ma è frequentato da gente di tutte le età, però, nel tentativo di piacere ad alcuni, finisce per scontentare altri. In generale l’impressione è buona ma non mancano le pecche che adesso elencherò:
  1. Mangiare con le mani deve essere una opzione non un obbligo – Se chiediamo le posate dovrebbero darle.
  2. Visto che è frequentato anche da non più ragazzini – Se tenessero il volume della musica ad un livello che consenta di dialogare sarebbe un gesto molto apprezzato. Ho assistito personalmente a scene in cui gruppi, anche numerosi, di persone sono andate via dopo aver chiesto di abbassare il volume della musica ed aver avuto una risposta negativa da parte delle cameriere.
  3. Capisco che il loro guadagno deriva principalmente dalla vendita della birra, però eccedere nella quantità di sale su tutte le pietanze è un attentato alla salute della gente e poi non è detto che porti necessariamente a bere di più.
Di positivo c’è che:
  1.  Al contrario di altre paninerie si viene serviti al tavolo e non bisogna fare la fila in piedi per avere i panini.
  2.  La velocità con cui si viene serviti  al tavolo – Anche il Sabato, che è il giorno di maggior confusione, l’ attesa per mangiare è abbastanza contenuta.
  3. La qualità del cibo preparato.
  4. La gentilezza del personale.
  5. I bagni puliti.
  6. Le arachidi gratis e in quantità
Peccato che il volume della musica certe volte è davvero fastidioso perché per tutto il resto il giudizio è abbastanza positivo, comunque continuerò ad andarci, magari non troppo spesso per non diventare sordo e iperteso.

galletto


La Tv ultra Hd è in arrivo:

4k

La tv ultra HD avrà una risoluzione video molto superiore agli attuali modelli FullHD, 3840 x 2160 pixel, ovvero lo standard 4K, due volte la capacità del FullHD. Comandi vocali, connettività e applicazioni. Sui prezzi ancora mistero.

Dagli Stati Uniti arrivano i prezzi ufficiali della nuova serie X900 di Sony, composta da televisori Ultra HD nei tagli da 55″ e 65″. Questi modelli non sono i primi Ultra HD realizzati da Sony, che già dal 2012 ha a catalogo il KDL-84X9005, un TV eccezionale non solo nelle dimensioni e nella risoluzione, ma anche nel prezzo, con il listino fissato a 25.000€.
Gli X900 integrano diverse soluzioni particolari, oltre alla risoluzione molto elevata: per la retroilluminazione sono stati infatti adoperati dei Quantum Dot LED, unità particolari che consentono di ottenere una fedeltà dei colori molto maggiore.
A differenza delle soluzioni a LED tradizionali, inoltre, non viene impiegata una retroilluminazione bianca, che va poi a comporre le componenti RGB tramite appositi filtri, ma si è optato per una soluzione RGB, definita Triluminos. Anche l’audio, infine, è particolarmente evoluto, con i diffusori che occupano, infatti, una buona quantità di spazio ai lati delle TV, impattando sull’estetica ma fornendo prestazioni decisamente superiori alla media dei televisori a schermo piatto.
Il costo per il pubblico sarà di 5000$ per il taglio da 55″ e 7000$ per il taglio da 65″, un prezzo che è in linea con le indiscrezioni circolate recentemente, che indicherebbero in 5000€ e 7000€ il listino per il mercato Europeo, per il quale avremo notizie a breve.
NON SI PLACANO le indiscrezioni sul futuro, possibile, probabile ingresso di Apple nel mondo della televisione. E stavolta i rumour che arrivano dall’oriente sono un po’ più circostanziati. Si fanno nomi, date, caratteristiche. E si ipotizzano prezzi, sebbene rimangano molte incognite.
Anzitutto la iTv, che chissà se chiamerà così (ma una Apple Tv già esiste, ed è un dispositivo esterno per la fruizione di contenuti da collegare alla televisione) sarà Ultra HD. Ovvero avrà una risoluzione video molto superiore agli attuali modelli FullHD, che montano pannelli da 1920 x 1080. La iTV dovrebbe essere equipaggiata con uno schermo da 3840 x 2160 pixel, ovvero lo standard UHD 4K, due volte la capacità del FullHD. E dovrebbe arrivare entro la fine del 2013, al massimo nel primo quarto del 2014. Ovvero quando il mercato sarà pronto a recepire la prossima generazione di apparecchi tv basati su questo standard visivo.
Secondo DigiTimes e le sue fonti all’interno della catena di fornitori Apple, la iTV sarà controllabile attraverso il movimento umano e la voce. Il telecomando ci sarà, ma in qualche modo Apple tenta di “superarlo a sinistra”. Naturalmente sarà connessa a internet e non è difficile ipotizzare un funzionamento basato su iOS, secondo quanto già  avviene con la Apple Tv, e una connettività Airplay con iPhone e iPad. Le funzionalità di Apple Tv, secondo logica, saranno trasferite nella iTV armi e bagagli. Ma le nuove modalità di controllo “motion” e vocale potrebbero aprire la porta allo sviluppo di applicazioni e videogiochi specifici per il nuovo dispositivo.
A produrre la iTV sarà Foxconn, con cui Apple è da tempo al lavoro per la definizione del progetto. Trattandosi di un UHD, i pannelli potranno arrivare solo da LG e Samsung, almeno per il momento. Ma considerato il non roseo rapporto tra Cupertino e Samsung, è ipotizzabile che a fornire i display sarà l’altra azienda, capace di produrne in quantità. E i prezzi? E’ presto per parlarne, ma l’arrivo di un nuovo standard sarà certamente un fattore importante. Secondo analisi basate su quanto trapelato sinora, la soglia dei 1000 euro è probabilmente da considerare, nelle ipotesi, il punto di partenza per il modello base.

 


La tela del diavolo: una valida risposta italiana allo strapotere dei thriller anglosassoni

lateladeldiavolo

Stralcio dell’intervista realizzata dall’Associazione Arte &Cultura in Laguna, che opera nell’ambito Veneziano a Gianfranco Pereno, autore di “La tela del diavolo”.

D) Domandiamo subito all’autore del thriller in questione, Gianfranco Pereno, cosa pensa di quest’affermazione che sta ormai circolando insistentemente sul web.

– Magari fosse vero! Vorrebbe dire che tutti i soldi che ho speso per acquistare i libri di Connelly, Deaver, Cussler, non sono stati spesi invano!
Scherzi a parte, anche se la cosa mi fa indubbiamente piacere, non penso proprio di essere alla loro altezza. Dalle loro pagine emerge, oltre a un indubbio talento, anche una professionalità invidiabile.

D) Eppure il suo romanzo piace!

– E per fortuna!  Penso che non ci sia di peggio, per un autore, che lasciare il pubblico indifferente.

D) Effettivamente bisogna riconoscere che l’indifferenza è l’ultimo sentimento che si può provare leggendo “La tela del diavolo”, anzi, viene da chiederle se non si sia sentito in imbarazzo ad esordire con un romanzo così complesso.
Mescolare la Magia con la fisica quantistica, il Diavolo con il pensiero “Wicca”, viaggi tra universi paralleli, serial killer, filosofie religiose, contaminazioni artistiche che vanno da Caravaggio a Pyke Koch, non è proprio da libro d’esordio!

– Ad essere sincero è un problema che non mi sono nemmeno posto, il libro è nato quasi per caso e si è sviluppato da solo, addirittura i personaggi sono comparsi quando servivano, ognuno con la sua storia e la sua personalità. E’ venuto tutto semplicemente, un tassello dopo l’altro.
Devo ammettere però che questa trama ha tenuto alla larga un bel numero di editori!

D) La domanda è d’obbligo: perché auto prodursi?

– La risposta è complessa, e forse addirittura impossibile da dare in modo esauriente.
Dopo aver percorso la classica trafila degli esordienti, passando da un editore all’altro, inviando manoscritti a destra ed a manca, aspettando mesi una risposta che regolarmente si rivelava poi gentilissima e deludente, la mia autostima aveva raggiunto il livello zero.
Decisi quindi di dare un taglio a quello stillicidio di stroncature e di rivolgermi ad un editore a pagamento.
L’idea non era quella di diventare un nuovo Faletti, ma di vedere se effettivamente il mio lavoro poteva piacere alla gente, testandolo direttamente sul mercato.

D) Sborsando denaro però!

– Certo! Ma tenga presente che ho sempre lavorato per conto mio da quando avevo 20 anni, età in cui ho aperto il mio primo studio grafico. La necessità di investire per cercare di ottenere risultati è stata una costante di tutta la mia vita professionale, e anche in questo caso ho voluto rischiare per vedere se il mio lavoro era veramente buono e se poteva sfociare in una vera attività: Quello dello scrittore è un mestiere che mi piacerebbe fare a tempo pieno, ma proprio perché “Mestiere” ha le sue regole.

D) I risultati?

– Economicamente un fallimento! Meno di duecento libri venduti, nemmeno coperto le spese dei viaggi.
Però piaceva! I commenti erano in gran parte favorevoli e venivano da un pubblico eterogeneo, non dalle solite zie o da amici accomodanti.
Inoltre ho incominciato ad avvicinarmi al mondo dell’editoria con un diverso punto di vista.

D) L’impressione avuta?

– Un bel casino!
E’ un mondo complesso, pieno di contraddizioni e difficilmente comprensibile per chi, come me, non è del mestiere.
Ad esempio accettare la logica che per un libro il 70% di resi è una cosa naturale e che un editore deve nel 30%% restante coprire le spese e guadagnare non è a prima vista facilissimo.
Ma la cosa  più complicata è districarsi nella marea di editori fasulli che guadagnano esclusivamente pescando nel portafoglio degli scrittori.
Continuo a non avere nulla in contrario sul fatto che un autore possa decidere di auto prodursi, io l’ho fatto e se potrò continuerò su questa strada, ma l’editore, dal canto suo deve concretamente fare il suo mestiere e fare di tutto per dare visibilità al lavoro. Invece il più delle volte si limita a fare il tipografo e ti ritrovi solo con il garage pieno di libri ordinatamente impilati.

D) E’ per questo che ha scelto la strada degli E-book?

– In parte! Indubbiamente in questo circuito esistono già  oggi realtà editoriali che consentono a un autore di proporsi autonomamente al mercato a costi molto contenuti, e questo è fondamentale.
Ma è stata soprattutto la potenzialità di questo mezzo che mi ha affascinato e mi ha invogliato ad utilizzarlo.

D) Dunque ora chiunque può diventare uno scrittore!

– Come chiunque può mettersi a fare qualsiasi mestiere, dal lavapiatti al fisico nucleare, la differenza però è nel come si esercita un determinato lavoro.
La qualità, a parer mio, è data da una dose di talento mescolata a una quantità impressionante di “Mestiere”.
Uno può auto prodursi quanto vuole, ma se non propone un lavoro di qualità il pubblico lo elimina immediatamente. Basta percorrere una qualsiasi strada delle nostre città, trovi pizzerie con la coda fuori e pizzerie semivuote, se offri un prodotto di qualità la gente ti premia, altrimenti rimani al palo.

D) Quindi con l’avvento degli E-book basta avere un libro valido ed il gioco è fatto?

– Magari! L’ho detto prima che il problema è complicato e sfuggente, si resta al palo anche con un libro buono!
Il vero scoglio è la visibilità, la distribuzione.
Ben lo sanno i grandi editori che investono tutto nella pubblicità e non per nulla accettano volentieri il famoso 70% delle copie invendute. E’ vero che queste sono destinate al macero, ma nel frattempo hanno riempito gli scaffali di tutte le librerie, ipermercati, centri commerciali, autogrill, permettendo la vendita di quel 30% che rappresenta per loro il vero guadagno.
Ma è innegabile che non possono permettersi di fare quest’operazione con tutti gli scrittori che gli passano tra le mani, anche se dovessero ritenerli validi, il rischio sarebbe troppo grosso e li posso capire.

D) E quindi?

– Quindi bisogna trovare strade diverse e la rivoluzione in atto sul Web può offrire validissime alternative.

D) Niente più editori dunque?

– Al contrario! Pubblicare un libro è un processo complicato.
Partiamo pure dal presupposto che il libro sia buono in se stesso, bisogna però che anche l’editing, la grafica e la strategia di vendita ne siano all’altezza.
Non penso che un autore sia in grado di farsi un editing da solo, ha bisogno di professionisti che esaminino il suo lavoro ed esprimano il loro parere, diano suggerimenti e correggano errori, poi c’è il lavoro dei grafici per l’impaginazione e per la copertina, per arrivare infine al contatto con i lettori attraverso tutti i vari canali di comunicazione.
Un editore serve, eccome!
Solo che dev’essere diverso da come lo è ora.

D) Ritorniamo alla “La tela del diavolo”, può raccontarcela velocemente?

– Presentare un thriller è sempre imbarazzante, come si fa a spiegarlo senza svelare colpi di scena o a bruciare personaggi fondamentali?

D) Può però parlarci del perché ha utilizzato, per esempio, riferimenti pittorici.

– La mia formazione professionale ed i miei interessi sono legati all’arte.
Liceo Artistico, Accademia di Belle Arti, fotografia, pubblicità, artigianato artistico; il mio modo di vedere la realtà è legato all’immagine, e anche nella scrittura esprimo inconsciamente lo stesso punto di vista.
Il libro è in realtà strutturato come un dipinto che offre diverse chiavi di lettura.
Quando si guarda un quadro, a prima vista si vede quello che l’autore ha voluto rappresentare, ma ad un esame più attento, e questo succede soprattutto con la pittura del ‘400 e ‘500, ci si rende conto che contiene anche molte altre cose.
La scelta dell’impostazione, gli oggetti rappresentati, i particolari ed i colori stessi si rivelano sovente carichi di simbologie che raccontano storie diverse, trame nascoste, messaggi destinati ad occhi molto più attenti e preparati.
“La tela del diavolo” è un po’ questo, lo si può leggere sotto diversi aspetti.
C’è una trama classica da thriller, autonoma, che consente una lettura spero avvincente della storia, ma che offre nel contempo spunti per riflessioni diverse, offrendo terreno di discussioni che si possono eventualmente aprire una volta terminato il libro.
Personalmente sono sempre rimasto rattristato dai romanzi che rimangono ignorati nella mia libreria.
Quando mi capita di osservarla, anche rapidamente, amo i particolari o gli argomenti che rimbalzano nella mia memoria mentre scorro i vari titoli, le sensazioni provate e le emozioni che hanno saputo suscitare dentro di me.
E vorrei che anche i miei racconti producessero lo stesso effetto, che lasciassero nel lettore la voglia di approfondire un argomento, il desiderio di scambiare un’opinione a tavola con gli amici, o anche solo di cullarsi in un sogno o in un ricordo.
Parlo di streghe e fisica quantistica, di amore e depravazione, di amicizia e di paura.
E’ un libro per chi non ha reticenze a sognare e a guardare, anche solo per divertimento, a realtà diverse dal nostro quotidiano, ad un mondo che a prima vista può sconfinare con la fantascienza ma che invece ha molti più punti di contatto con la nostra vita di quanto crediamo.


Facebook: “rivoluzione” Replies, in risalto i commenti “migliori”

facebook

Si attiva manualmente, ma dal 10 luglio sarà introdotto in tutte le pagine e in tutti i profili con più
di diecimila follower.
Dopo il restyling, Facebook lancia Replies, una nuova funzione che permette di rispondere ai singoli commenti e che mette in risalto le conversazioni più rilevanti. “Con la nuova funzionalita’ è più facile interagire direttamente con i singoli utenti e aiuta a mantenere rilevanti le conversazioni”, spiega lo staff del social network di Marc Zuckerberg, “quelle più attive e coinvolgenti saranno spostate in cima alla colonna di commenti per far sì che le persone che visitano la pagina possano leggere le conversazioni migliori”. La funzione è utile soprattutto per i più attivi su Facebook e sarà introdotta in automatico dal 10 luglio sulle pagine con più di 10mila ‘amici’, ma è possibile già attivarla da subito attraverso la sezione ‘Manage Permissions’.
Nelle intenzioni del social network c’è la necessità di fornire agli account con molti follower uno strumento più fluido per interagire, attribuendo ai commenti anche dei parametri di rilevanza come il numero totale di Like alla conversazione, le connessioni e le segnalazioni di spam al flusso di conversazione.

Quando torna l’ora legale? Domenica si dorme un’ora in meno.

Cambio-ora-Marzo-2013
Lancette avanti di un’ora domenica 31 marzo: torna l’ora legale. L’ora solare sara’ di nuovo in vigore a fine ottobre. Nella notte tra sabato 30 e domenica 31 dormiremo un’ora in meno, ma risparmieremo energia elettrica, godendo di un’ora in piu’ di sole nella bella stagione.  Spostando in avanti di un’ora le lancette dell’orologio si riesce ad avere la luce naturale al mattino, guadagnando un’intera ora di luce la sera. L’ora solare ci ha accompagnato dall’ultimo weekend di Ottobre fino a questa settimana. Il primo a teorizzare il cambio dell’ora fu nel 1784 Benjamin Franklin, scienziato e statista americano sul quotidiano francese Journal de Paris. Nei primi anni l’ora legale durava quattro mesi, dalla fine di maggio alla fine di settembre; durata estesa a sei mesi nel 1981: dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Un ulteriore prolungamento di un mese e’ stato introdotto nel 1996, insieme al resto dell’Europa.

Pan Dolce

colomba

E’ una ricetta semplice e gustosa, facilmente personalizzabile nella forma e nel gusto. Vista la vicinanza con la pasqua ho dato la forma di una colomba pasquale ma si può formare una treccia o fare dei panini perfetti per la prima colazione o per la merenda.
Ingredienti:
  • Olio evo                         40 gr
  • Sale                                un pizzico
  • Farina   00                    500 gr
  • Zucchero                       50 gr
  • Latte                               80 ml
  • Uova                               2 pz.
  • Vanillina                        1 bustina
  • Lievito di birra              25 gr
  • Granella di zucchero
Riscaldate il latte circa 30 secondi nel microonde (dipende dalla potenza del forno, non fatelo né troppo caldo né troppo freddo), unite lo zucchero e il lievito di birra sbriciolato quindi mescolate fino a far sciogliere il lievito. Lasciate riposare il composto in un luogo tiepido fino alla comparsa della schiuma in superficie (circa 10/15 minuti). Se usate una impastatrice versate le due uova e fatele montare con la frusta, quando saranno ben montate aggiungete il composto di latte-lievito-zucchero e l’olio. In una ciotola setacciate la farina, aggiungete il sale e la vanillina, mescolate con un cucchiaio e poi aggiungete il composto nell’impastatrice dopo aver sostituito la frusta con il gancio per il pane. Fate lavorare l’impastatrice fino a quando non si sarà formata una palla compatta e non appiccicosa, potete aggiungere della farina o del latte in base alla compattezza del vostro impasto. Dipende dalla grandezza delle uova, l’impasto può venire più o meno asciutto ma basterà aggiungere farina o latte per ottenere la compattezza desiderata. Potete aggiungere all’impasto, mentre lo lavorate, dei canditi o dell’uvetta (l’uvetta va ammorbidita in acqua fredda o rhum) o del cioccolato a scaglie, potete aggiungere degli aromi o sostituire l’olio col burro (se per voi i grassi animali non sono un problema). Potete usare acqua o latte di soia se siete intolleranti ai latticini, come ho detto in precedenza si può personalizzare a vostro piacere anche con nutella o marmellata.
Ottenuto un impasto liscio e compatto lo lascerete lievitare per circa un’ ora in una ciotola coperta con un canovaccio pulito dentro al forno (spento ovviamente). Quando avrà raddoppiato il suo volume impastatelo con le mani per qualche minuto e dategli la forma che desiderate, lasciatelo riposare un’altra mezzoretta poi spennellatelo con un po’ di latte o un uovo, quindi copritelo con la granella di zucchero (potete aggiungere anche delle mandorle intere come nella foto) e infornatelo in forno preriscaldato a 170° per circa 40 minuti (quando vedete che è ben dorato in superficie potete usare uno spaghetto o un bastoncino per controllare che sia cotto all’interno).

 


Rosso Pomodoro

logo_negativo

Rosso pomodoro o rosso di vergogna?
     Recentemente mi sono recato presso il ristorante Rosso pomodoro di San G. La Punta (Catania) al Centro Commerciale le Zagare, non era la prima volta che andavo a prendere la pizza in questo ristorante ma tutte le altre volte c’ero andato di venerdì. Questa ultima volta ho avuto la pessima idea di andarci di sabato, sapendo che di sabato è normale dover aspettare più del solito mi sono accomodato rassegnato a una lunga attesa.
     Le cose però sono andate peggio del previsto in quanto mi sono accorto che non veniva assolutamente rispettato l’ordine di arrivo né per prendere l’ordinazione né tantomeno per la consegna delle pizze. Va beh! passi il primo… (sarà stata una distrazione) ma dopo il secondo, il terzo che pur arrivato dopo di me veniva servito per primo solo perché conoscente o parente di qualcuno dei camerieri e trascorse quasi due ore dal mio arrivo (un’ora e mezza dall’ordinazione)  mi sono alzato e me ne sono andato in un’altra pizzeria.
     Cosa dire di più? non mi era mai capitato in nessuna pizzeria al mondo di vedermi passare davanti la gente arrivata dopo di me (sarà una usanza tutta napoletana). L’indomani mi sono collegato col sito di Rosso Pomodoro per  protestare ma ovviamente la mia pessima recensione sul quel locale non è stata mai pubblicata e nessuno si è mai scusato per l’accaduto. Ovviamente ho provveduto a cancellare Rosso Pomodoro dalle mie pizzerie preferite e mai più in vita mia mi recherò in un loro locale.
Approfitto quindi di questo Blog per sconsigliare questa pizzeria a tutti, cominciamo a farci rispettare come consumatori ma soprattutto come esseri umani non è sopportabile essere trattati così.

Leggi la recensione sulla nuova gestione


Evelyn

☆ Spirito artistico ☆ Illustratrice e vignettista freelance 🇮🇹 25 anni

Blog IIS Giorgi milano prof. manna

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Chiarasaracino's Blog

essere distanti

Merlin Chesters

Wizard, archaeologist, historian

Citazioni Della Mia Mente

"Aut insanit homo, aut versus facit." (Orazio)

Il colibrì

L'Economia e la Politica alla portata di tutti

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: