Fino a dove può spingersi la nostra libertà di espressione?

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E’ giusto porre dei limiti?

L’art. 21 della Costituzione stabilisce che:
  • Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il  proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.
  • La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.
La Corte di Cassazione italiana ha recentemente stabilito una serie di requisiti affinché una manifestazione del pensiero possa essere considerata rientrante nel diritto di critica e di cronaca: veridicità (non è possibile accusare una persona sulla base di notizie false), continenza e interesse pubblico. Se si tratta di fatti personali, anche se veri e continenti, non dovrebbero essere pubblicati. Al riguardo operano i limiti previsti dai reati di diffamazione e ingiuria. In generale costituiscono un evidente limite al diritto di cronaca anche l’onorabilità e la dignità della persona. Tutto ciò è diventato sempre più vero dopo la legge sulla privacy del 1996. Chi è coinvolto in procedimenti giudiziari non potrebbe essere fotografato in un momento in cui è sottoposto a carcerazione. Allo stesso modo il nome e le immagini di minori sono oscurati dal 1996.
La libertà di espressione è una delle condizioni di base per il progresso della società democratica e per lo sviluppo di ciascun individuo. Essa riguarda non solamente le informazioni e le idee accolte come favorevoli o considerate come inoffensive o indifferenti, per le quali non si porrebbe alcuna esigenza di garantirne la tutela, quanto piuttosto quelle che urtano, scioccano, inquietano o offendono una parte qualunque della popolazione, così richiede il pluralismo, la tolleranza, lo spirito di apertura senza il quale non vi è una società democratica. Se si tratta di un uomo politico, che è un personaggio pubblico, i limiti alla protezione della reputazione si estendono ulteriormente, nel senso che il diritto alla tutela della reputazione deve essere ragionevolmente bilanciato con l’utilità della libera discussione delle questioni politiche.
Circa le modalità di esternazione del pensiero, anche critico, la Cassazione ha affermato che esso può manifestarsi anche in maniera estemporanea, non essendo necessario che si esprima nelle sedi, ritenute più appropriate, istituzionali o mediatiche, ove si svolgano dibattiti fra i rappresentanti della politica ed i commentatori. Diversamente, verrebbe indebitamente limitato il diritto di manifestazione del pensiero che spetta al comune cittadino.
Inoltre, sempre la Cassazione, ha affermato che la critica può esplicarsi in forma tanto più incisiva e penetrante, utilizzando anche espressioni suggestive, quanto più elevata è la posizione pubblica della persona che ne è destinataria.
E’ giusto che questa libertà abbia dei limiti?.
Questi limiti sono posti dalla legge e devono trovare fondamento in precetti e principi costituzionali o espressamente dichiarati o comunque riconducibili alla Carta costituzionale. Il diritto di manifestare il proprio pensiero, infatti, non è tutelato incondizionatamente e non garantisce secondo quanto previsto dalla Costituzione una libertà illimitata della sua manifestazione.
Quante volte abbiamo sentito dire: “un Paese è tanto più civile quanto meno limita la libertà d’espressione”. Se fosse vero, vorrebbe dire che libertà d’espressione e civiltà sarebbero direttamente proporzionali, ma è banale trovare casi in cui un’eccessiva libertà d’espressione è proprio contraria alla civiltà. Si tratta cioè di una frase a effetto, utilizzata in modo acritico. Pensiamo al reato di diffamazione: io non posso andare in giro a sostenere che Tizio o Caio sono ladri se non ho prove (a prescindere dal fatto che lo siano veramente), la mia libertà d’espressione è limitata proprio per una questione di civiltà.
Un altro errore è di rapportare a sé la situazione: “a me X non offende, quindi perché vietarlo?”. Se vedo un uomo nudo per strada che si masturba, a me non fa né caldo né freddo, ma è dura sostenere che “deve essere lasciato libero di esprimersi”.
Così ho dialogato recentemente con chi difendeva il diritto delle donne islamiche alla libertà di indossare il burqa, ma si trovava poi in imbarazzo quando facevo presente che non aveva mai preso la stessa posizione nei confronti per esempio del reato di apologia del fascismo o delle condanne di chi nega l’olocausto.
Cosa ne pensate di questo fatto di cronaca?:
Condannato per commenti altrui di una pagina Facebook

 

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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

3 responses to “Fino a dove può spingersi la nostra libertà di espressione?

  • francesco

    E’ difficile capire dove finisce il mio diritto a esprimermi liberamente e il diritto degli altri di non venire danneggiati dalle mie espressioni. Sempre più spesso su facebook si leggono post pieni di insulti che a mio parere prevaricano il diritto di espressione e sconfinano nelle ingiurie e nella diffamazione.

  • Maria

    Se quello che vogliono fare è metterci un bavaglio, e penso proprio di si, che lo dicano chiaramente che non c’è più libertà di opinione e di pensiero. Sono d’accordo che non si può accusare o calunniare la gente, però si deve poter essere liberi di esprimere un proprio pensiero o dire uno opinione che può anche non essere condivisa ma non condannata.

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