Archivi del mese: gennaio 2014

Abulico

   abulico
        Certi letti sono troppo corti o forse uso troppi cuscini, il risultato è che mi sveglio sempre in diagonale, con la testa sul mio cuscino e i piedi dal suo lato per cercare un contatto con le sue gambe o per distendere le mie. Mi sveglia sempre il freddo delle lenzuola, il gelo che lascia la sua assenza. Mi ritraggo tornando al tepore della mia parte di letto, piego le ginocchia, mi tiro su sistemando i cuscini.
       I rumori della strada mi comunicano che è già tardi, che il mondo si è svegliato mentre io non ho nessuna voglia di alzarmi, vorrei sprofondare tra quelle lenzuola calde, passare dal sonno all’oblio e bere dal fiume Lete, dimenticare e passare oltre.
        Resto fermo a fissare l’armadio, ascoltando la gente, i loro rumori, la loro vita che passa sotto i balconi di casa mia. Sento urla di bambini, automobili che passano sui tombini, suonando sempre la stessa nota stonata, con la musica a tutto volume che fa vibrare i vetri delle mie finestre.
        E’ impossibile continuare a dormire, accendo l’abat-jour, mi metto seduto, sistemo meglio i cuscini e mi appoggio a essi, chiudo gli occhi, cerco la forza e un motivo per scendere dal letto. Non lo trovo mai un motivo, penso a come impiegherò la mia giornata, alle mille cose che potrei fare ma che non farò nemmeno oggi, troppe cose per le mie poche forze, troppe per la mia debole volontà.
         Penso un po’ al futuro, un po’ al passato e un po’ al presente, così, per non far torto a nessuno. Indosso gli occhiali per dipanare la nebbia che avvolge il mio sguardo.
        << Chissà com’è il tempo fuori >> mi domando.
         << E’ l’ora, coraggio! Cazzo, vuoi alzarti o no? >> dico a me stesso.
         Due anime in me si scontrano, litigano tra loro, una mi rimprovera, mi dice che devo scuotermi che devo tornare a vivere, mi dice:
         << Forza, vestiti, esci, fai qualcosa. >>
         L’altra invece mi culla dolcemente e mi dice:
         << Dove vorresti andare? Che cosa vorresti fare? Non c’è nulla per te fuori da qui. >>
         Intanto il tempo passa, il bruciore allo stomaco vince la mia pigrizia, il mio essere abulico si scontra con le mie necessità corporee e mi spinge fuori dal letto. Una piccola sosta nel bagno e poi la cucina e il caffè mi attendono.

       ” Non la morte deve essere temuta, quanto la nostra marcata inclinazione ad accettare con indifferenza abulica esistenze non vissute.” [Leo Buscaglia, Nati per Amare]


Riflessi

riflessi

          La vita trascorre monotona mentre l’alba e il tramonto scandiscono l’incessante sfiorire della nostra esistenza. Come la pulsazione ritmica di un metronomo, come l’oscillare del pendolo, il Sole determina l’inizio e la fine dei nostri giorni.
        Ogni mattina quello sguardo allo specchio è un po’ più spento, un’imperfezione, una ruga, un nuovo capello bianco, il diradarsi di quelli rimasti, osservi te stesso e non ti riconosci più. Provi a ricordare com’era il tuo viso quando eri ragazzo, ma è un’immagine sfocata, indefinita, ti vengono in mente le tante foto conservate in album ingialliti. Le guardi ed è come se vedessi le foto di un altro. Sai di essere tu, ricordi ancora la circostanza, il momento dello scatto, ma non sei più così da troppo tempo.
     Quel ragazzo non esiste, è morto, seppellito da un’infinità di secondi, di minuti, di ore, di giorni, un “Tic Tac” interminabile ne ha determinata la fine. Ora sei diverso, mentre osservi, i segni del tempo, le cicatrici che ogni dolore, ogni delusione, ogni amarezza, ogni lacrima ha lasciato sul tuo viso.
          Sono stanco, mentre frugo nella mia mente, mentre cerco tra i ricordi, parole, immagini, emozioni. La notte è lì che mi aspetta, inquietante, so che non troverò riposo, che i pensieri mi terranno sveglio, che non riuscirò a cacciarli via. Mi rigiro nel letto cercando di prendere sonno e sento il suo respiro affannoso.
          Lei dorme e mi cerca con la mano, è calda e indifesa, morbida e dolce. Mi avvicino, la tengo tra le braccia e lei posa il suo viso sul mio petto. Domani non sarai qui quando mi sveglierò, ti cercherò tra le lenzuola, annuserò il tuo cuscino, sentirò la tua assenza muoversi intorno a me, strisciare silenziosa sulla mia pelle.

Ti aspetto

        scrivere
          Il sole filtrava attraverso le persiane, facendo brillare i granelli di polvere come piccole stelle del mattino, il buio pian piano lasciava il posto alla luce ritirandosi come una pozza d’acqua che si asciuga. Il display della sveglia segnava le 11.00, sapevo di dovermi alzare, anche se nulla mi attendeva, anche se nessuno mi avrebbe cercato.
          Mi alzavo, dopo una lunga notte insonne, senza un motivo per farlo, ma riuscivo lo stesso a trovare la forza, scavando sul fondo di un barile ormai vuoto.
      Mi preparavo il caffè e sentivo il suo aroma saturare le stanze. Inspiravo fino a riempire i polmoni poi espiravo lentamente e sentivo la vita scorrere ancora nelle vene, la sentivo pulsare nel cuore.
         Un’altra giornata da riempire, altre ore cui dare un senso. Pensieri sotto i polpastrelli delle dita battevano veloci sulla tastiera, confusi e disordinati poi si allineavano e ritrovavano un ordine solo raccontando una storia. Personaggi prendevano vita, si materializzavano, si muovevano, parlavano, saltavano su fogli virtuali, su pagine bianche e luminose, si raccontavano, s’intrecciavano, si amavano, mi sfinivano.
         Le ore trascorrono veloci quando la mente è distante e la sera era scesa ancora, risucchiando la luce e ricoprendo di grigio ogni cosa.
       << Verrai ancora da me? Mi dirai finalmente chi sei? >>

Allucinazioni

allucinazioni
     La notte era scesa repentinamente come un sipario a coprire il frastuono e il via vai della gente. Il vento spazzava la strada e prendeva, tra le sue fredde braccia, fogli di giornale, rivoltandoli come se volesse leggerli.
       Voli di pipistrelli famelici sfioravano i lampioni a caccia di prede, di piccoli voli senza senso, inutili piroette nell’oscurità. Una falena urtava il vetro della mia finestra come se bussasse, impazzita nell’inutile tentativo di raggiungere la tenue luce della lampada da tavolo.
        Io scrutavo quel buio, quelle ombre muoversi alla debole luce della luna, osservavo tra le tenebre quella pallida figura. Il suo volto bianco ed etereo compariva all’improvviso tra le pareti domestiche.
         << Chi sei tu che turbi le mie notti, muovendoti lentamente tra i miei incubi? >>
      Non mi fai paura piccola creatura misteriosa. Non sei peggiore di questo vuoto, di questi sogni avvolti nella nebbia, di questa vita che annaspa tra le acque di un mare senza fine cercando di non perdere il respiro, lottando con le onde per rimanere a galla.
       Respirare, sentire l’aria fredda penetrare nei polmoni tenendo la testa fuori dall’acqua, un respiro dopo l’altro mentre sorsi d’acqua e sale scendono dalla gola, resistere e nuotare con tutta la forza rimasta per non farsi tirare giù, per non lasciarsi ingoiare da quelle acque scure.
      Tu appari ai miei occhi annebbiati incerta e indefinita, in silenzio mi guardi poi scompari nel nulla, resti un mistero, un’illusione, un gioco inspiegabile della mente, un’allucinazione.
        So che tornerai ed io ti aspetterò ancora.

Disperazione

Disperazione
è dentro me
come i miei pensieri,
è dentro me
come i miei respiri,
è la disperazione
che gonfia le mie vene,
che riga la fronte di sudore,
che fa scoppiare il cuore
dentro il petto
e urlare di dolore,
è la disperazione
che lascia i segni sulle mani,
che mi sveglia di notte
mentre l’anima grida forte,
è la disperazione
perché mi sento un alieno
in questo mondo
che non è il mio,
perché nessuno
può capire ciò che provo,
perché nessuno
si è mai sentito così solo.

Per te qualcosa ancora

download

ASCOLTA LA CANZONE

Casa tua mi piace
sa di calda pace spesa in due
un anno in più sul viso non hai.
Tu di me mi chiedi
sono qui, mi vedi, dimmi tu
mi trovi un po’ cambiato? Non so.
Ti ringrazio del pensiero
non credevo che
fosse giusto rivederci
l’hai fatto tu per me
so che lui conosce
bene chi sia io
prima che ritorni
scusa, ma andrò via.
Vedo che i capelli adesso
non li tagli più
in quel modo strano in cui tu
mai sembravi tu
dolce e più serena
è la voce tua
vedo tutto intorno
nuova fantasia.
Te lo ricordi com’eri allora
come non parlavi
fra gli entusiasmi della mia mente
solo mi lasciavi.
Ora ne parli della tua vita
della vostra intesa
in questo mondo che ti appartiene
quanto sei più bella
adesso.
Quanto amore dal tuo sonno
lui svegliò per sé
ciò che sempre inutilmente
io chiedevo a te
sai che cosa scopro
d’improvviso io
non ho mai pensato
di sbagliarmi io.
Prima che vada per la mia strada
dimmi, sì, che in fondo
ha avuto un senso nei nuovi giorni
anche un po’ il mio mondo.
Fammi pensare che potrei darti
qualche cosa ancora
fammi pensare di aver paura
che lui possa rientrare
adesso…

Per noi

Per noi
Un vuoto dentro l’anima
come queste stanze
dove non sento più la tua presenza,
dove le ore passano lente
come graffi sulla pelle
e il dolore mi strazia il cuore,
mi fa morire.
Vedo ancora i tuoi occhi
guardarmi dolcemente,
sento ancora le tue risa
che accendevano i miei giorni,
il tuo sorriso ormai
risplende solo nei miei ricordi.
Tu non ci sei più,
non tornerai mai più
ed io non so come farò senza te,
non so come farò a sopravvivere
al dolore, alla tristezza,
non riesco a immaginarmi senza te.
Lascerò che la vita mi scorra addosso
vivendo di quei momenti passati insieme
aspetterò, mentre il tempo mi consuma,
per scoprire se ci sarà ancora
un momento per noi.

 


Blog IIS Giorgi milano prof. manna

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Chiarasaracino's Blog

essere distanti

Merlin Chesters

Wizard, archaeologist, historian

Citazioni Della Mia Mente

"Aut insanit homo, aut versus facit." (Orazio)

Il colibrì

L'Economia e la Politica alla portata di tutti

LIVINGWOMEN

scrittura arte teatro musica scuola cultura fotografia società gender sostenibilità

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: