Abulico

   abulico
        Certi letti sono troppo corti o forse uso troppi cuscini, il risultato è che mi sveglio sempre in diagonale, con la testa sul mio cuscino e i piedi dal suo lato per cercare un contatto con le sue gambe o per distendere le mie. Mi sveglia sempre il freddo delle lenzuola, il gelo che lascia la sua assenza. Mi ritraggo tornando al tepore della mia parte di letto, piego le ginocchia, mi tiro su sistemando i cuscini.
       I rumori della strada mi comunicano che è già tardi, che il mondo si è svegliato mentre io non ho nessuna voglia di alzarmi, vorrei sprofondare tra quelle lenzuola calde, passare dal sonno all’oblio e bere dal fiume Lete, dimenticare e passare oltre.
        Resto fermo a fissare l’armadio, ascoltando la gente, i loro rumori, la loro vita che passa sotto i balconi di casa mia. Sento urla di bambini, automobili che passano sui tombini, suonando sempre la stessa nota stonata, con la musica a tutto volume che fa vibrare i vetri delle mie finestre.
        E’ impossibile continuare a dormire, accendo l’abat-jour, mi metto seduto, sistemo meglio i cuscini e mi appoggio a essi, chiudo gli occhi, cerco la forza e un motivo per scendere dal letto. Non lo trovo mai un motivo, penso a come impiegherò la mia giornata, alle mille cose che potrei fare ma che non farò nemmeno oggi, troppe cose per le mie poche forze, troppe per la mia debole volontà.
         Penso un po’ al futuro, un po’ al passato e un po’ al presente, così, per non far torto a nessuno. Indosso gli occhiali per dipanare la nebbia che avvolge il mio sguardo.
        << Chissà com’è il tempo fuori >> mi domando.
         << E’ l’ora, coraggio! Cazzo, vuoi alzarti o no? >> dico a me stesso.
         Due anime in me si scontrano, litigano tra loro, una mi rimprovera, mi dice che devo scuotermi che devo tornare a vivere, mi dice:
         << Forza, vestiti, esci, fai qualcosa. >>
         L’altra invece mi culla dolcemente e mi dice:
         << Dove vorresti andare? Che cosa vorresti fare? Non c’è nulla per te fuori da qui. >>
         Intanto il tempo passa, il bruciore allo stomaco vince la mia pigrizia, il mio essere abulico si scontra con le mie necessità corporee e mi spinge fuori dal letto. Una piccola sosta nel bagno e poi la cucina e il caffè mi attendono.

       ” Non la morte deve essere temuta, quanto la nostra marcata inclinazione ad accettare con indifferenza abulica esistenze non vissute.” [Leo Buscaglia, Nati per Amare]

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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

8 responses to “Abulico

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