Profumo di donna.

Profumo di donna

Prima parte.

         << Ciao Sarah, io vado via, si è fatto troppo tardi e devo proprio scappare. >>
         << Non preoccuparti Jenny, io resto ancora un po’. Ho del lavoro da terminare entro stasera e se non finisco in tempo, domani il Capo, nella migliore delle ipotesi, mi ucciderà. >>
         << Non c’è rimasto più nessuno in ufficio. Non hai paura a restare qui da sola? >>
         << Paura di cosa? Siamo al ventesimo piano di un grattacielo al centro di Manhattan, non siamo nel Bronx. Che cosa pensi che possa succedermi? >>
         << Non lo so, ma io al posto tuo non starei così tranquilla a quest’ora in un grattacielo in cui ci sono solo uffici vuoti. >>
         << Sei la solita fifona, stai tranquilla non mi succederà niente. >>
         Jenny era andata via e il silenzio era piombato nella grande sala vuota, soltanto il ticchettio della tastiera e il ronzio delle ventole del Pc spezzavano quell’assurda mancanza di rumore. Le parole della sua amica le avevano messo un’ansia tremenda, le sentiva risuonare nella sua mente e i suoi sensi adesso erano attenti a ogni minimo rumore. Ogni scricchiolio, ogni minimo bisbiglio o alito di vento la faceva sussultare distogliendola dallo schermo del computer. Più volte Sarah si era voltata impaurita per controllare che non ci fosse nessuno alle sue spalle.
         La sensazione che ci fosse qualcuno a osservarla non le permetteva di concentrarsi sul lavoro da svolgere, cercò di allontanare quei pensieri per dedicarsi solo alla relazione sulla gestione delle attività aziendali che necessariamente doveva essere sul tavolo del Capo entro l’indomani mattina. Aveva la sensazione che qualcuno si avvicinasse lentamente a lei, pensò che fosse solo la tensione, la paura di trovarsi da sola in quegli uffici e in quel grattacielo a provocarle quel brivido lungo la schiena. Non volle voltarsi, decise che nessuno poteva distoglierla dal suo lavoro, ma quando quella mano gelida si posò sulla sua spalla non poté trattenere un urlo di terrore.
         << Signorina Davies! Non si spaventi, sono Tommy, l’addetto alle pulizie. >>
         << Oh Dio Tommy! Per poco non mi viene un infarto, maledizione, potevi farti sentire, non dirmi che è già così tardi? >> disse la donna, mettendosi una mano sul petto e ansimando come se avesse fatto una lunga corsa.
         << Sì Signorina Davies, sono le 23.00, io dovrei pulire e chiudere gli uffici. Dovrebbe interrompere e lasciarmi lavorare, per favore.  >>
         << Scusami Tommy, se non ti dispiace, comincia da un’altra stanza, io ho quasi finito >> esclamò Sarah, cercando di riprendersi dallo spavento.
         << Va bene, però si sbrighi o la chiudo qui dentro >> disse il ragazzo, mostrando un sorriso ironico e beffardo.
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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

10 responses to “Profumo di donna.

  • afinebinario

    Scrivi, scrivi, scrivi … questo per dire che mi hai incollata al pc con il racconto e non vedo l’ora che lo continui! 😉
    Ma alle 23,00 ‘sta poveretta è ancora in ufficio???? ‘nnaggia!
    Racconto intrigante, bravo, mi piace 😉
    un abbraccio 😆

    • Antonio Tomarchio

      Un po di suspense non guasta 😉 non voglio scrivere dei post troppo lunghi perché io per primo li evito. Domani pubblicherò la seconda parte quindi non dovrai attendere molto. A me è capitato spesso di fare straordinario, purtroppo anche oltre le 23.00. Grazie per le parole gentili che hai sempre nei miei confronti. Un abbraccio.

  • non solo parole

    Un racconto molto avvincente e adrenalinico che ho letto con molto piacere. E’ difficile far parlare i personaggi, soprattutto, per me che leggo tanto nei ritagli di tempo, leggere una conversazione scritta che appaia “naturale” non mi capita spesso, tu ci sei riuscito perfettamente. Leggerlo mi è sembrato, come vedere un film proiettato davanti a miei occhi.
    Complimenti sei proprio bravo.

    P.S. mi è capitato di trovarmi in una situazione simile quando ero in straordinario, e non ti nego che vedere l’ala dell’azienda dove mi trovavo, al buio, il vento che faceva sbattere gli alberi nella finestra, mi ha fatto un po paura… 🙂
    Sono sopravvissuta 😉
    Ciao
    un abbraccio affettuosissimo
    Maria

    • Antonio Tomarchio

      Grazie sei molto gentile cara Maria. Anche a me è capitato spesso di trovarmi da solo in azienda e, considerando che la mia ex azienda si trova in un posto molto isolato e poco illuminato, non è stato molto piacevole anche se ci vuole ben altro per farmi paura. 😉

      • non solo parole

        Figurati, grazie a te che ci delizi con questi racconti… anche la mia azienda si trova in un posto isolato, quindi sai cosa si prova, purtroppo, anzi visto il periodo di crisi, diciamo per fortuna, mi è capitato spesso di rimanere in ufficio fino a tardi a fare straordinario…sicuramente per te ci vuole altro 😉 per me no 🙂
        comunque attendo con ansia e tanta curiosità, il seguito 🙂
        ciao
        Maria

  • Viaggiando con Bea

    ” ma quando quella mano gelida si posò sulla sua spalla non poté trattenere un urlo di terrore” certo bello audace Tommy che posò la sua mano gelida sulla spalla di Sarah. Ma come continua? Ciaoo Bea

  • tachimio

    Certo che questo racconto ha suspence a sufficienza per aspettare la seconda parte che a dire il vero ho già letto. Anche al contrario mi fai andare…Un abbraccio Isabella

    • Antonio Tomarchio

      Carissima Isabella, ho voluto dividere il racconto in più parti perché so che molti si rifiutano di leggere dei post troppo lunghi. Ovviamente sono pubblicati in ordine cronologico quindi la prima parte è stata pubblicata precedentemente alla seconda e così via. Comunque, dopo l’ultimo post, pubblicherò il racconto per intero nella pagina “Racconti brevi”.
      Un abbraccio.

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