Facebook analogico e blogger un po’ strani

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Ieri ho letto il post di un tizio che raccontava di un suo tentativo di far diventare reale quello che succede su facebook. In pratica lui faceva realmente quello che si fa sui social network e cioè ad esempio: introdursi in una discussione tra altre persone, commentare, dire mi piace e persino chiedere spudoratamente l’amicizia a una ragazza. Ovviamente le reazioni non sono state le stesse che ci sono nel mondo virtuale, la gente si allontanava stupita o lo mandava esplicitamente a quel paese.
E’ chiaro che c’è una differenza sostanziale. Nei social network diamo la nostra disponibilità a rendere pubbliche le nostre faccende personali, per cui non siamo infastiditi dai commenti altrui, anzi pubblichiamo per leggere i commenti degli altri. Nella vita reale se qualcuno s’intromettesse in una discussione tra me e un mio amico, è ovvio che non la prenderei benissimo. Nonostante questa differenza tra il facebook digitale e quello analogico, ho trovato il post in questione molto carino anche se irreale e ho deciso di commentarlo.
Io mi chiedo perché certa gente, di cui non farò il nome, pubblica dei post se poi non è disposta ad ascoltare le opinioni degli altri? Non è la prima volta che mi capita, ogni benedetta volta che esprimo una critica o un’opinione diversa da chi ha scritto il post mi vedo rispondere in malo modo, vengo persino insultato, eppure io sono sempre gentile, non insulto mai, scrivo le mie opinioni cercando di non turbare la sensibilità altrui. Perché c’è gente così stupida? Perché certa gente non sa accettare che qualcuno la pensi diversamente da loro? Perché si cerca sempre il lettore addomesticato che metta solo mi piace e faccia solo complimenti?
Riporto i miei commenti e le sue risposte perché mi piacerebbe sapere se ho sbagliato io a dire quello che pensavo o se la sua reazione sia stata eccessiva, da immaturo, isterico e scorbutico.
Io: Quello che si dice e si fa nel mondo virtuale non si può dirlo e farlo anche in quello reale, altrimenti non ci sarebbe bisogno del social network. La gente è troppo diffidente e sospettosa per accettare facilmente il tuo simpatico approccio, bel tentativo comunque. Ciao.
Lui: Quello che si fa nel mondo virtuale è esattamente quello che fai nel mondo reale, solo che non è vero. Ci hai mai pensato? O credi che la gente prima di Facebook non tradiva, non parlava di politica e non diceva cazzate? Ciao.
Io: Non è che su Facebook si tradisce, si parla di politica e si dicono cazzate soltanto, ma spesso ci si confida, si mostra un aspetto di se stessi che non si mostra alle persone reali. Nessuna delle persone che conosco nel mondo reale ha mai letto le mie poesie eppure nel mondo virtuale del blog ci sono 160 persone che conoscono la mia anima meglio di mia madre.
Lui: O che te lo fanno credere, tanto basta un like. Il problema è che nella vita reale per far “conoscere la tua anima” ad un’altra persona devi faticare, devi prima ascoltare, devi aprirti, devi rispettare, devi essere gentile, devi avere qualcosa di vero da dire, devi farti stimare. Sul virtuale spingi un bottone, e fa tutto da sé.
Io: L’anonimato, il non metterci la faccia rende tutto più facile, puoi dire cose che per pudore o per timidezza non diresti mai guardando negli occhi il tuo interlocutore.
Lui: Probabilmente è un problema solo mio, ma per me fino a quando non mi guardi quando mi parli, rimani una figurina sul monitor. E molto spesso pure dopo.
Io: Niente amori virtuali quindi, niente storie romantiche nate in chat… forse è meglio così o forse ti perdi qualcosa. Non credo comunque che sia un problema solo tuo.
Lui: Il termine “amore virtuale” mi ricorda l’espressione “ghiaccio secco”. Un controsenso in termini. Non ti sto giudicando, ma io la pasta me la mangio non me la immagino dentro lo stomaco.
Io: L’amore nasce nella mente e si nutre d’immaginazione, di fantasia e di sogni. L’amore spirituale, platonico può dare emozioni e sensazioni che non sempre quello reale può dare. Paragonare l’amore alla pasta fa un po’ impressione, neanch’io voglio giudicarti, accetto che ci siano persone come te, così diverse e distanti da me e dall’idea che ho io di come dovrebbe essere un uomo.
Lui: E me lo dice uno che mi parla mascherato da cane?
Io: È un avatar non è una maschera, un modo come un altro per non dichiarare la propria identità, fa parte del gioco, di quel gioco che tu a parole disprezzi, ma di cui ti servi per compensare la mancanza di amicizie reali.
Lui: La differenza tra me e te, è che io non ho nulla da nascondere, ci metto nome e cognome, e se mi va ti mandarti a cagare lo faccio da uomo. Non da pupazzo.
Io: Anche se metti una foto, nessuno mi assicura che sia la tua vera faccia e anche se lo fosse, non conosco la tua identità, anche nome e cognome non mi dicono niente, ce ne saranno a migliaia di xxxxxxx xxxxxx, quindi le differenze tra te e me sono ben altre e una è che io non insulto le persone senza motivo o solo perché la pensano diversamente da me.
Fortunatamente la discussione si è conclusa qui.

 

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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

14 responses to “Facebook analogico e blogger un po’ strani

  • marilenainthekitchen

    Sono certo due pensieri in totale antitesi tra di loro: quello tuo, di un poeta e quello suo un pò cinico…. ma come hai ben espresso tu, tutto il rispetto per i diversi modi di pensare e vivere la vita e pazienza se non sempre riusciamo a comprenderci sulle nostre rispettive angolazioni. Un sereno pm a te Antonio😉

    • Antonio Tomarchio

      È normale non comprendersi quando si hanno idee così diverse ma ognuno dovrebbe esporre le proprie mostrandosi tollerante per quelle degli altri. Grazie, un sereno pomeriggio anche a te. 🙂

  • afinebinario

    Non c’è nulla di sbagliato nei tuoi commenti Antonio, è semplicemente un modo diverso di porgersi.
    Il tuo è l’approccio di una persona educata e non collerica, sei padrone delle tue idee che con garbo esponi e fai valere in modo sempre civile, in fondo l’educazione non può essere un optional nel web come nel reale. Ben diverso l’atteggiamento della controparte che non tollera il confronto ed allo stesso preferisce uno sciocco, sterile, puerile attacco.
    Il blog per me rappresenta e deve rappresentare un’oasi tranquilla se diventa un campo di battaglia non m’interessa davvero più.
    Il confronto civile ancorchè su posizioni diverse è legittimo, offendere perchè ci si sente protetti da un monitor e da una tastiera è invece da vigliacchi.
    Buon pomeriggio Antonio, un abbraccio grande 🙂
    Affy

    • Antonio Tomarchio

      Sono assolutamente d’accordo con te e purtroppo devo costatare che è un malcostume molto comune. Sono tanti i blog che ho smesso di seguire perché alla prima divergenza di opinione ho ricevuto risposte che “somigliavano” a insulti. Per fortuna non ci sono solo quel tipo di persone ma ho conosciuto tanti Blogger educati e tolleranti con cui c’è rispetto e stima reciproca. Buon pomeriggio anche a te, un abbraccio.

  • Non solo parole

    Per quanto mi riguarda avete ragione entrambi. Nel senso che, è giusto che ognuno veda e si approcci al mondo virtuale a proprio modo e che lo consideri come meglio gli pare. Ma sicuramente questa persona ha sbagliato nell’essere un po arrogante, offensivo e, diciamolo, maleducato. Tu puoi avere un modo diverso di pensare rispetto un’altra persona ma devi comunque rispettare il pensiero degli altri. È ovvio che nel mondo virtuale è più facile essere se stessi così come mentire, ma se questo non ti piace nessuno è obbligato a farne parte.
    Un abbraccio
    Sei grande come sempre
    Maria

  • ludmillarte

    caro Antonio, è indubbio che i punti di vista possano essere i più svariati, ma ci vorrebbe da parte di tutti la capacità di affrontare le osservazioni in modo costruttivo ed educato.

    • Antonio Tomarchio

      Quello che vorrei anch’io, invece c’è sempre qualcuno che non avendo più argomenti per confutare le proprie affermazioni, comincia a offendere. I bulli virtuali sono peggiori di quelli reali perché si nascondono dietro un monitor e fanno gli “sborroni” (come dicono a Milano) senza avere gli attributi per farlo.

  • gianpiccoli

    Un cane amico di Charlot…..
    Mica male però.
    Un abbraccio
    Giancarlo

  • Laura

    Io trovo che quel signore sia un gran maleducato, Antonio non prendertela, ci sono persone stupende in rete, intelligenti e sensibili, che sanno relazionarsi e dire la propria opinione senza offendere, penso che dal vero quel signore sia un gran attaccabrighe, un caro saluto e buona serata, Laura.

  • Non solo parole

    Se passi dal mio blog, c’è un premio per te.
    Un abbraccio
    Maria

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