I vecchi… Spalle al muro.

I vecchi
I vecchi,
arrampicati sulle scale,
trascinano un corpo troppo stanco,
disfatto dal tempo.
I vecchi,
pianeti lontani e solitari,
sguardi perduti
tra le vie della città.
I vecchi,
abbandonati da tutti,
affondano tra i ricordi,
tra la malinconia
di una vita che non c’è più,
ma tra le loro mani
c’è ancora la forza
per non lasciarsi andare,
per non arrendersi
alla voglia di morire,
come l’edera
si attaccano disperati
a questo mondo crudele
che gli permette ancora di soffrire.

Spalle al muro,
quando gli anni son fucili contro.
Qualche piega sulla pelle tua.
I pensieri tolgono il posto alle parole.
Sguardi bassi alla paura di ritrovarsi soli.
E la curva dei tuoi giorni non è più in salita,
scendi piano dai ricordi in giù.
Lasceranno che i tuoi passi sembrino più lenti,
disperatamente al margine di tutte le correnti.
Vecchio!
Diranno che sei vecchio.
Con tutta quella forza che c’è in te
Vecchio!
Quando non è finita, hai ancora tanta vita
e l’anima la grida e tu lo sai che c’è.
Ma se vecchio.
Ti chiameranno vecchio
e tutta la tua rabbia viene su.
Vecchio, sì.
Con quello che hai da dire,
ma vali quattro lire, dovresti già morire.
Tempo non c’è ne più,
Non te ne danno più.
E ogni male fa più male,
tu risparmia il fiato,
Prendi presto tutto quel che vuoi,
e faranno in modo che il tuo viso sembri stanco,
inesorabilmente più appannato per ogni pelo bianco.
Vecchio.
Vecchio.
Vecchio!
Mentre ti scoppia il cuore, non devi far rumore,
anche se hai tanto amore, da dare a chi vuoi tu.
Ma sei vecchio.
T’insulteranno, vecchio.
Con tutto quella smania che sai tu,
Vecchio, sì
e sei tagliato fuori.
Quelle tue convinzioni, le nuove sono migliori,
le tue non vanno più.
Ragione non hai più.
Vecchio sì
Con tanto che faresti,
adesso che potresti non cedi perché esisti,
perché respiri tu.
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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

15 responses to “I vecchi… Spalle al muro.

  • Viaggiando con Bea

    Che parola triste e dispregiativa. Mio padre più che ottantenne ha ancora tanta voglia di vivere, di tenersi in forma ed è ancora in grado di fare progetti per il suo futuro. Non lo definirei mai “Vecchio”, puoi essere vecchio già a trent’anni se sei spento dentro. Ciò che mantiene giovani è lo spirito. Antonio, il tuo post mi è piaciuto molto, la canzone di Renato Zero anche ma mi hai fatto sentire triste per tutti quelle persone della terza età che ogni tanto si sentono dire “Sei Vecchio” 😦

    • Antonio Tomarchio

      Molti anni fa la parola “vecchio” aveva un accezione positiva, era sinonimo di saggezza, di esperienza e suscitava rispetto. Da alcuni anni invece questa parola ha assunto un accezione negativa ed è diventata sinonimo di peso inutile, di costo sociale, di fastidio per i familiari. Io penso che gli anziani abbiano ancora molto da dare, possano ancora essere utili e che la loro compagnia sia piacevole e istruttiva. Spero che le persone se ne rendano conto. Un abbraccio.

  • Non solo parole

    La poesia, come la canzone, è molto bella. I vecchi, ma preferisco chiamarli anziani, dovrebbero essere la ricchezza di un paese poiché hanno molto da insegnare ai giovani. Io sono cresciuta con i miei nonni, che sono venuti a mancare qualche anno fa, ho imparato molto da loro e mi hanno tramandato esperienze di vita e principi che oggi, purtroppo, i giovani sconoscono e soprattutto non apprezzano poiché per loro un anziano non ha più voce nella nostra società. Gli anziani sono persone che hanno progetti, esigenze e dovrebbero essere messi nelle condizioni economiche e sociali per poterli realizzare e invece, dopo aver dato tanto, vengono emarginati. Si dovrebbe riconoscere agli anziani un ruolo attivo nella nostra società, considerandole persone assolutamente normali in modo che possano vivere pienamente la propria vita senza nessun ostacolo.
    Grazie per aver affrontato, con questa tua poesia, un argomento  a me molto caro, non perché io lo sia 🙂 , ancora manca un po’, ma perché gli anziani  mi fanno pensare sempre i miei nonni a me molto cari.
    Un abbraccio affettuoso
    Maria

  • marilenainthekitchen

    Grandi pensieri e parole quelle di R.Zero. .. quando se ne vanno via “proprio”le persone catalogate come vecchie, questo mondo perde di colore e di saggezza e s”impoverisce….

  • caterina rotondi

    I vecchi,un patrimonio da tenersi stretto stretto a parte poi di questi tempi che fine farebbero i nostri giovani senza il loro aiuto.Sono circondata da tanti ultra ottantenni con una gioia di vivere indipendenti e instancabili che i giovani in confronto sembrano dei vecchietti depressi..che bella generazione lo loro e la nostra…forti e coraggiosi, ma ci sono quelli meno fortunati specie nei loro ultimi anni,come mia suocera che ho accudito per anni e mori nelle mie braccia chiamandomi,figlia mia.Grazie caro Antonio per la tua toccante bella poesia.Caterina

  • tramedipensieri

    Molto bella e significativa…non sono se non quando li trattano da vecchi…per fortuna ci sono ancora tante persone anziane ben integrate e ancora impegnate nelle comunità e nella famiglia…
    Ma se penso a quanti sono abbandonati a se stessi…mi viene un magone….

    • Antonio Tomarchio

      Gli ospizi sono pieni di anziani abbandonati dai figli o dai nipoti perché nessuno è ancora disposto a usare il proprio tempo per loro e, in fondo, chi sta nell’ospizio può anche considerarsi fortunato considerando, come dici tu, quanti anziani sono abbandonati a se stessi senza nessuno che si interessi a loro.

  • Laura

    Ascoltare i racconti dei “vecchi” e’ come leggere un buon libro di storia, adoro mio padre, ha 83 anni ed e’ in gamba, si ricorda tante cose, ha una mente lucidissima, e’ sereno e a casa nostra e’ ancora lui che detta legge, 🙂 va d’accordo con i nipoti con cui ha un rapporto bellissimo, la canzone e la tua poesia sono molto belle, bravo Antonio, buona serata!Laura.

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