Archivi del mese: luglio 2014

Mai… Signor Tenente

mai
Quanta rabbia nelle mie mani,
quanto odio nei miei occhi
per questo mondo senza giustizia,
per quei morti che ne avevano sete,
quanta disperazione scorre le mie vene
per questa società senza scrupoli,
per quegli uomini che usano il potere,
che soffocano le proteste,
che uccidono chi non accetta,
che distruggono chi non si arrende
Mi disgusta sapere
ma non poter reagire,
vedere che la gente si limita a pregare,
sapere che nessuno sa cosa fare,
che tutti si lasciano comprare,
come si può accettare
di lasciarsi calpestare
per non farsi emarginare,
per non farsi assassinare,
come si può vivere senza lottare,
per la propria libertà
per sentirsi veramente uomini
e non lasciar mai morire la speranza.

Forse possiamo cambiarla ma è l’unica che c’è
Questa vita di stracci e sorrisi e di mezze parole
Forse cent’anni o duecento è un attimo che va
Fosse di un attimo appena
Sarebbe com’è
Tutti vestiti di vento a inseguirci nel sole
Tutti aggrappati a un filo e non sappiamo dove
Minchia signor tenente che siamo usciti dalla centrale
Ed in costante contatto radio
Abbiamo preso la provinciale
Ed al chilometro 41 presso la casa cantoniera
Nascosto bene la nostra auto ca se vedesse che non c’era
E abbiam montato l’autovelox e fatto multe senza pietà
A chi passava sopra i 50 fossero pure i 50 d’età
E preso uno senza patente
Minchia signor tenente faceva un caldo che se bruciava
La provinciale sembrava un forno
C’era l’asfalto che tremolava e che sbiadiva tutto lo sfondo
Ed è così tutti sudati che abbiam saputo di quel fattaccio
Di quei ragazzi morti ammazzati
Gettati in aria come uno straccio caduti a terra come persone che han fatto a pezzi con l’esplosivo
Che se non serve per cose buone può diventar così cattivo
Che dopo quasi non resta niente
Minchia signor tenente e siamo qui con queste divise
Che tante volte ci vanno strette
Specie da quando sono derise da un umorismo di barzellette
E siamo stanchi di sopportare quel che succede in questo paese
Dove ci tocca farci ammazzare per poco più di un milione al mese
E c’è una cosa qui nella gola, una che proprio non ci va giù
E farla scendere è una parola
Se chi ci ammazza prende di più di quel che prende la brava gente
Minchia signor tenente lo so che parlo col comandante
Ma quanto tempo dovrà passare
Che a star seduto su una volante la voce in radio ci fa tremare
Che di coraggio ne abbiamo tanto
Ma qui diventa sempre più dura quanto ci tocca fare i conti con il coraggio della paura
E questo è quel che succede adesso
Che poi se c’è una chiamata urgente se prende su e ci si va lo stesso
E scusi tanto se non è niente
Minchia signor tenente per cui se pensa che c’ho vent’anni
Credo che proprio non mi dà torto
Se riesce a mettersi nei miei panni magari non mi farà rapporto
E glielo dico sinceramente
Minchia signor tenente
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Non eri ancora nato… In te.

non eri ancora nato
Forse un uomo di successo,
forse un nuovo Messia,
forse la nostra salvezza,
ma non ti è stato concesso,
forse un uomo qualunque
perduto nella propria amarezza,
forse soltanto un rifiuto
ma non hai avuto scelta,
non ti hanno permesso di vedere il mare
non ti hanno permesso di sentire il calore
né di capire e provare l’amore,
ti hanno negato la vita,
giusta o sbagliata,
bella o brutta che fosse,
ti hanno negato un diritto,
il diritto di sbagliare,
il diritto di godere o di soffrire,
per il loro egoismo ti hanno assassinato,
ti hanno gettato via
senza nessun rimpianto
e non eri ancora nato.

Risalirò col suo peso
sul petto,
come una carpa il fiume,
mi spalmerò
sulla faccia il rossetto
per farlo ridere,
per lui poi comprerò
sacchetti di pop-corn,
potrà spargerli
in macchina,
per lui non fumerò,
a quattro zampe andrò
e lo aiuterò a crescere.
Lui vive in te,
si muove in te,
con mani cucciole,
è in te,
respira in te,
gioca e non sa
che tu vuoi buttarlo via.
La sera poi con noi due
farà il bagno
e vi insaponerò.
Per lui mi cambierò,
la notte ci sarò,
perché non resti solo mai,
per lui lavorerò,
la moto venderò
e lo proteggerò, aiutami.
Lui vive in te
Lui ride in te
o sta provandoci
è in te, si scalda in te,
dorme o chissà,
lui sta già ascoltandoci.
Lui si accuccerà,
dai tuoi seni berrà,
con i pugni fissi,
tra noi dormirà,
e un pò scalcerà,
saremo i cuscini noi due.
Il figlio che non vuoi
è già con noi.
Lui vive in te, si culla in te,
con i tuoi battiti,
è in te,
lui nuota in te,
gioca chissà…
è lui il figlio
che non vuoi.

Ancora tu… ti amo ancora.

ancora tu
E’ stato bello averti rivisto,
aver provato ancora quelle emozioni,
sentire di nuovo il mio cuore impazzito
e tremare come un bambino,
è stato meraviglioso
perdermi ancora nel verde dei tuoi occhi,
riscoprire sensazioni dimenticate
che per anni ho tenuto nascoste.
Ho cercato di sotterrare ogni traccia,
ogni ricordo, ogni momento vissuto con te,
credevo d’esserci riuscito
ma mi è bastato rivederti
e ho scoperto che nulla è cambiato,
ogni sensazione, ogni ricordo è riaffiorato,
sei ancora quella dolce ragazza
che ho tanto amato,
sei ancora quel sogno che non s’è mai realizzato,
sei ancora l’aria che respiro,
un mare in cui naufragare,
le ali con cui poter volare,
sei ancora tutto per me,
la mia giovinezza,
la mia ingenuità,
la paura di un “no”,
la delusione di non averti,
la disperazione che fa impazzire,
un dolore che mi stringe il cuore.

Eccomi qui, la stessa via
come sei anni fa, ti aspetto qui,
sono in città e ho un po’ di nostalgia,
vengo a prenderti se vuoi
ti ricordi quella via.
Eccoti qui sei anni in più,
magra e attraente tu di nuovo qui
e cerchi me tra la gente,
con la mano saluti e due baci discreti tra noi due.
Ti amo ancora e ancora vorrei amarti
ti amo ancora e ancora ti vorrei
ti amo ancora e ancora vorrei averti
ti amo ancora e ancora ti vorrei.
Non posso più chiamarti amore mio
ma un dolce amico tuo io resterò,
sarò lo zio per i tuoi bambini, io
stringerò più forte il cuore,
non ti disturberò.
Ti amo ancora e ancora vorrei amarti
ti amo ancora e ancora ti vorrei
ti amo ancora e ancora vorrei averti
ti amo ancora e ancora ti vorrei
ti amo ancora e ancora vorrei amarti

Amarsi… Amarsi un po’

amarsi

Era tutto tanto semplice,
tutto senza imprevisti,
tu mi amavi veramente
ed io ti avrei amato,
ero sicuro, ci sarei riuscito.
Finalmente l’occasione che aspettavo,
finalmente ciò che desideravo,
ma sono stato troppo tempo
senza amare,
credendo che l’amore
mi potesse aiutare
e adesso non provo niente,
soltanto tristezza
per essermi illuso
e per aver illuso te.

Amarsi un po’
è come bere
più facile
è respirare.
Basta guardarsi e poi
avvicinarsi un po’
e non lasciarsi mai
impaurire no, no.
Amarsi un po’
è un po’ fiorire
aiuta sai
a non morire.
Senza nascondersi
manifestandosi
si può eludere
la solitudine
però, però volersi bene no
partecipare
è difficile
quasi come volare
Ma quanti ostacoli
e sofferenze e poi
sconforti e lacrime
per diventare noi
veramente noi, uniti
indivisibili,
vicini ma irraggiungibili.

Io… il più bravo del reame.

IO
Io, uno sguardo smarrito
dietro una finestra chiusa,
due mani in cerca di aiuto,
un cuore racchiuso nel filo spinato,
le spalle curve, le gambe stanche,
una mente irrequieta
e un viso che chiede carezze.
Io, una vita sbagliata,
una raccolta di poesie,
un mare in tempesta,
io, soltanto io,
un’anima perduta nel vento,
l’inchiostro che scorre
su fogli di carta,
un pensiero che vola lontano.

Scusami cara se non posso curare il tuo giardino,
capisco poco di piante e non so dirlo con i fiori,
devo fare i conti con i miei timori.
Ho lasciato il mio vecchio paese,
la gente per strada
che con un colpo di clacson si saluta,
per venire a stare qui a Milano,
terzo piano, voglio smetterla di fare poesia
ma sia quel che sia.
Sono un uomo qualunque, un Mario ordinario,
precario, un po’ solitario,
più giovane adesso che a vent’anni,
ma come quei turisti nordici
che arrivano in Italia in bicicletta,
me la sono presa comoda,
non ho avuto fretta.
Adesso sono un Buddha che ha perso la pazienza
e di lasciare un segno sento l’urgenza.
Mi sono agghindato ma non so dove andare,
prendo la chitarra e comincio a cantare.
Specchio delle mie brame
dimmi chi è il più bravo del reame.
Ragazzi di buona famiglia
che qui non farebbero mai un lavoro degradante,
poi vanno a Londra a pulire pavimenti,
sembrano esserne contenti.
Anch’io certe volte mi sento straniero
nel Belpaese, per quelle offese
che si fanno a tanti per il bene di pochi,
i soliti noti che conducono i giochi,
ti puoi rassegnare tutto é mercato
anche questo disco é un prodotto Pop
lo puoi consumare dove ti pare, come ti pare.
Faccio parte della generazione cresciuta con il Carosello,
mi hanno convinto che ho bisogno di questo,
che ho bisogno di quello. “Si accomodi alla cassa”.
Specchio delle mie brame
dimmi chi è il più bravo del reame.

Sta cadendo giù… Era già tutto previsto.

sta cadendo giù
Indifferenza,
freddezza,
diffidenza
nello sguardo della gente,
insicurezza, disprezzo
nella mia mente,
non posso stare a guardare
mentre si divertono,
non devo spiarli
mentre si baciano,
non devo guardarli così,
l’orgoglio ferito
di chi si sente tradito,
la rabbia di chi
non può far niente.
Vi odio
per ciò che sto provando,
vi odio
perché mi fate star male,
perché faccio cose che non vorrei fare,
perché ti ho amata anche se
non lo hai mai saputo,
mi sono illuso di averti
ma non ti ho mai avuta
e adesso che non sei più mia
il mondo intero
sta cadendo giù.

Era già tutto previsto
fin da quando tu ballando
mi hai baciato di nascosto
mentre lui che non guardava
agli amici raccontava
delle cose che sai dire
delle cose che sai fare
nei momenti dell’amore
mentre ti stringevo forte
e tu mi dicevi piano: “io non lo amo, io non lo amo”
Era già tutto previsto
fino al punto che sapevo
che oggi tu mi avresti detto
quelle cose che mi dici
che non siamo più felici
che io sono troppo buono
che per te ci vuole un uomo
che ti sappia soddisfare
che non ti basta solo dare
ma vorresti anche avere nell’amore
ma quale amore
Era già tutto previsto
anche l’uomo che sceglievi
e il sorriso che gli fai
mentre ti sta portando via
ho previsto che sarei
restato solo in casa mia
e mi butto sopra il letto
e mi abbraccio il tuo cuscino
non ho saputo prevedere
solo che però adesso io
vorrei morire.

Rosa selvaggia …senza amore

rosa selvaggia
Un malinconico sorriso nei tuoi occhi,
il tuo vecchio indirizzo
su un foglio di carta
ingiallito dal tempo,
quanto ne è passato
dall’ultima volta
ti ricordi? Rosa selvaggia
regina di cuori,
schiava d’amore,
il tuo cuore è stato anche mio
i tuoi occhi hanno visto anche me,
le tue mani hanno cercato le mie,
quanto tempo è passato,
ma io non ti ho voluta,
io non ti ho mai cercata,
e non ho nessun rimpianto,
forse hai pianto anche per me,
ma io non sono come gli altri
cara Rosa selvaggia appassita
cara Rosa selvaggia dimenticata.

Cosa c’è di molto strano
se non amo come gli altri?
Sono io troppo insicuro
sì, lo ammetto sono sincero
ma non trovo così assurdo
se ogni tanto mangio lacrime
e mi perdo.
Sì, ma tu dici ancora sono stanca
c’è qualcosa che mi manca,
ho il cuore un po’ confuso,
chissà un giorno se mi sposo,
ma io godo di un vantaggio
che ora tu non metti a fuoco
perché tu non hai il coraggio
perché sei
senza amore,
sì, tu sei
senza amore
e le tue mani sono vuote,
le parole un po’ rubate,
i tuoi occhi sono spenti
come il buio dei momenti,
la tua bocca un po’ bugiarda
non lo sa chi non ti guarda,
e le tue notti sono eterne
forse è meglio non parlarne
quando sei
senza amore,
sì, tu sei
senza amore
odio i sogni tuoi sconnessi,
i tuoi nervi sempre scossi
e il tuo caffè sempre più amaro,
il suo colore come il tuo futuro
e i tuoi pensieri sono sempre pigri,
i tuoi guadagni quasi sempre magri
e le tue storie che non hanno un senso
e io sto male solo se ci penso
che sei
senza amore
sì, tu sei
senza amore
e adesso basta devo andare,
ho bisogno di parlare
con la gente che ci crede
che si apre al mondo e non si chiude,
mentre tu non vuoi mangiare
figuriamoci se vuoi studiare
ti alzi stanca la mattina e sbuffi da una settimana
perché sei
senza amore,
ora sei
senza amore.
Cosa c’è di molto strano
se non amo come gli altri?
Sono io troppo insicuro
sì, lo ammetto sono sincero
ma non trovo così assurdo
se ogni tanto mangio lacrime
e mi perdo
sì, ma tu dici ancora sono stanca,
c’è qualcosa che mi manca,
ho il cuore un po’ confuso,
chissà un giorno se mi sposo
ma io godo di un vantaggio
che ora tu non metti a fuoco
perché tu non hai il coraggio
perché sei
senza amore
sì, tu sei
senza amore
perché sei
senza amore
sì, tu sei
senza amore

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