Sta cadendo giù… Era già tutto previsto.

sta cadendo giù
Indifferenza,
freddezza,
diffidenza
nello sguardo della gente,
insicurezza, disprezzo
nella mia mente,
non posso stare a guardare
mentre si divertono,
non devo spiarli
mentre si baciano,
non devo guardarli così,
l’orgoglio ferito
di chi si sente tradito,
la rabbia di chi
non può far niente.
Vi odio
per ciò che sto provando,
vi odio
perché mi fate star male,
perché faccio cose che non vorrei fare,
perché ti ho amata anche se
non lo hai mai saputo,
mi sono illuso di averti
ma non ti ho mai avuta
e adesso che non sei più mia
il mondo intero
sta cadendo giù.

Era già tutto previsto
fin da quando tu ballando
mi hai baciato di nascosto
mentre lui che non guardava
agli amici raccontava
delle cose che sai dire
delle cose che sai fare
nei momenti dell’amore
mentre ti stringevo forte
e tu mi dicevi piano: “io non lo amo, io non lo amo”
Era già tutto previsto
fino al punto che sapevo
che oggi tu mi avresti detto
quelle cose che mi dici
che non siamo più felici
che io sono troppo buono
che per te ci vuole un uomo
che ti sappia soddisfare
che non ti basta solo dare
ma vorresti anche avere nell’amore
ma quale amore
Era già tutto previsto
anche l’uomo che sceglievi
e il sorriso che gli fai
mentre ti sta portando via
ho previsto che sarei
restato solo in casa mia
e mi butto sopra il letto
e mi abbraccio il tuo cuscino
non ho saputo prevedere
solo che però adesso io
vorrei morire.
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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

14 responses to “Sta cadendo giù… Era già tutto previsto.

  • viola

    Mi spiace per il tuo stato d’animo.La tua poesia parla di un uomo ferito con il cuore a pezzi… Ci sono passata anni fa e conosco il dolore che si prova.buona serata

  • viola

    😀 per me é acqua passata , però la cicatrice mi é rimasta .b.notte

  • Laura

    E’ bella anche se triste, un abbraccio, Laura.

  • RiVerso

    Caro omonimo (ebbe si!)
    non amo le poesie tristi, non perché non mi piacciano, ma perché (di solito) nascono da esperienze altrettanto tristi, se non di più. Ne scrivo anche io, ovviamente.
    Ciò che racconti è… devastante. Trovarsi prima su una riva e poi sull’altra deve essere parecchio difficile (anche se è di qualche anno fa…)
    Però i complimenti voglio farteli, perché (ed ora entro nelle mie fisime mentali) ha una “musicalità” piacevole, il contrasto tra la prima e la seconda parte, il ritorno della rima, è davvero molto bello. La nota amara che leggo nell’ultimo verso della terza strofa è un bel contrasto con la chiusa che suona più come un canto disperato… e mi piace.
    Bell’opera, davvero. Complimenti.
    RiV

    • Antonio Tomarchio

      Ti ringrazio per il commento e per i complimenti. È giusto quello che dici sulle poesie tristi ma, purtroppo, soltanto il dolore e la tristezza mi ispirano dei versi.

      • RiVerso

        Ero convinto anche io di questo sai? Poi è stato un vento a far girare lo sguardo, ed oggi m’inebrio anche della gioia e della bellezza. La felicità è un motore poetico altrettanto forte, ma ammetto che è più difficile scrivere quando si è felici, perché ci si apre al mondo, e fuggono via le parole ed i concetti. La tristezza, la malinconia, ci fanno richiudere in noi stessi, ed è lì che assembliamo, spesso, le parole… Questione di esercio caro Antonio… allenati, voglio leggere qualcosa di Felice da parte tua.

      • Antonio Tomarchio

        La felicità è un momento così raro e così breve che non da il tempo per creare dei versi. Non considero la poesia un mestiere (anche perché non rende nulla) quindi non uso la razionalità per creare versi, non conto le sillabe, non cerco la rima perfetta, non mi alleno. È la vita, sono le mie vicende personali che la mia sensibilità trasforma in versi, nessun esercizio quindi, nessuna costruzione, nessun assemblaggio di parole fatto con mestiere e professionalità, ma soltanto il libero sfogo di qualcosa che nasce dentro di me e che io mi limito a riportare su carta.

  • RiVerso

    Si, ho lasciato intendere una cosa che non era mia intenzione (assolutamente) dire. Anch’io vivo d’altro, e la poesia (con la p minuscola nel mio caso) è davvero solo la voglia di esprimere ciò che provo, e che diversamente non saprei come esternare. Ciò che intendevo non è il “costruire metricamente” un concetto o una parola, ma il chiudersi agli altri nei momenti di sconforto è più facile, e lì si medita su noi stessi, e lì nascono le parole che poi si scrivono… come hai suggerito quando si è felici ci si impegna solo a vivere quel momento, non desiderando di volerlo condividere, perchè è bello, è nostro. Credo sia normale. Il dolore si condivide (o almeno per me è così) con più facilità, anche per cercare il conforto empatico di chi legge i nostri versi (ho sofferto per te leggendo questa tua, davvero, per te e con il te stesso di qualche anno fa… e mi è piaciuta per questo, perché mi ha trasmesso l’emozione “mia” di oggi e tua di allora… questo discerne la Poesia dalla meccanica letteraria e senza ispirazione di altre opere che leggo). Ma tornare sui propri momenti felici, rivivere quelle emozioni ed esternarle, condividerle, per me è altrettanto bello ed appagante dello scrivere di ciò che mi ha ferito… è una questione d’allenamento d’anima, non di letteratura. E non è detto che a tutti sia affine questo discorso, ovviamente 😉 Era solo un augurio il mio 😀

    • RiVerso

      E mi sa che non ho messo correttamente in coda il mio commento… sorry.

    • Antonio Tomarchio

      Chissà, forse un giorno sarò così felice che quella felicità mi suggerirà dei versi pieni di gioia di vivere, forse riuscirò a trasmettere con una poesia quei momenti, ma oggi, come ieri, mi manca quell’emozione così forte che si tramuta in parole e non posso condividere qualcosa che non ho. Grazie comunque per l’augurio. 🙂

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