Il mostro

copertina il mostro

           La stanza era immersa nella penombra, ma gli occhi, ormai abituati al buio, riuscivano a scorgere il piccolo lampadario in stoffa colorata, la scrivania in truciolato, la sedia di ferro arrugginito, la libreria e il piccolo divano logorato dal tempo. Poi c’era l’armadio con gli sportelli che non stavano mai chiusi e lasciavano intravedere le tenebre al suo interno. Quel buio era impenetrabile e lo scricchiolio del legno gli conferiva un’aria sinistra, un aspetto mostruoso e minaccioso. Sembrava la porta dell’inferno e pareva volesse spalancarsi da un minuto all’altro per inghiottirlo.
            La sua testa faceva capolino da sotto le lenzuola che teneva strette tra le mani per coprire fino al naso il suo viso. Tutto gli procurava paura, ogni piccolo rumore lo faceva sobbalzare dal letto. Guardava i libri di fantascienza che tanto amava e gli sembrava cercassero di liberarsi dallo spazio angusto in cui erano relegati nella libreria, come se i personaggi potessero uscire dalle pagine in cui erano protagonisti e prendere vita fuori da esse.
            La porta della sua stanzetta era aperta e una luce traballante, tenue e gialla come quella di una candela, disegnava strane ombre sul muro del corridoio. Un’ombra, più definita delle altre, svelava una presenza inquietante, mentre lunghi artigli graffiavano lo stipite della porta e l’eco ansimante di un grugnito animalesco risuonava in tutta la casa.
            I suoi occhi fissavano spalancati quella porta mentre le sue gambette da bambino tremavano facendo vibrare il letto. Sollevò ancora di più il lenzuolo per coprire meglio il suo viso e si rannicchiò per tentare di calmare il tremore delle sue gambe. Il terrore si era impossessato di lui, si sentiva paralizzato, impotente, in balìa del mostro che lo osservava di nascosto, dietro la porta.
            Lo sentiva respirare, vedeva i suoi occhi luminosi che lo fissavano e percepiva i suoi pensieri, mentre entrava lentamente nella sua testa. Sentiva sul suo viso l’alito della bestia e la puzza terribile di carne putrefatta che emanava. Sentiva il rumore della saliva che gocciolava giù dalle fauci del mostro fino al pavimento, emettendo un ticchettio costante e terrificante.
            Improvvisamente, una figura apparve davanti alla porta, una donna con un corpo da Dea si avvicinava a lui con un passo lento e sensuale. Era completamente nuda e la luce che adesso brillava alle sue spalle ne esaltava le forme e la bellezza. Non era più un bambino, il suo corpo era muscoloso e forte e le sue lunghe gambe sporgevano dal piccolo letto. Era eccitato e irresistibilmente attratto da quella meravigliosa creatura.
            La donna era giunta a un passo da lui, aveva messo un ginocchio sul letto e si era chinata, avvicinando lo splendido viso al suo. Gli occhi luminosi e penetranti della donna lo fissavano e lui non riusciva a distogliere lo sguardo da quell’iride azzurra come il cielo. Stava per baciare quelle splendide labbra carnose quando la bocca si spalancò mostrando dei denti aguzzi e affilati come quelli di una tigre. Sentiva di nuovo quell’alito putrido, la saliva gocciolare sul suo petto e gli artigli penetrare la sua carne. Il mostro era su di lui pronto a divorarlo.
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Informazioni su Antonio Tomarchio

Poeta e scrittore. Autore dei libri "Il Robot e altre storie" e "Il Mostro". Vedi tutti gli articoli di Antonio Tomarchio

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