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Il ritorno

Tratto da Il Robot cap IV
Quando Lucas uscì dall’ufficio del padre, si sentì sollevato e felice per essere tornato e per averlo rivisto. Da quando sua madre era morta, il suo vecchio genitore rappresentava l’unico legame di sangue e l’unica famiglia che aveva. Ripensò a Dana e al progetto di sposarla e avere dei bambini con lei. Sapeva che il rapporto non poteva più essere ricucito e che averla abbandonata senza nessuna spiegazione né un saluto aveva provocato una ferita troppo profonda e insanabile. Sentì un dolore insopportabile e i suoi occhi diventarono lucidi. Sarebbe voluto tornare indietro per ascoltare i consigli del suo amico, non sarebbe mai dovuto andar via, non in quel modo.
Senza quasi rendersene conto si trovò davanti all’abitazione di Dana. Lucas rimase in auto, incerto sul da farsi, per alcuni minuti, non sapeva se scendere e provare a scusarsi o se andare via e arrendersi all’evidenza che ormai l’aveva perduta per sempre. Alla fine prese l’unica decisione possibile, accese l’auto e andò via. La strada che l’avrebbe riportato a casa sembrava interminabile, la percorreva con la voglia di premere al massimo l’acceleratore e lasciare al destino la scelta di farlo vivere o morire.
Lo squillo del cellulare lo distolse dai suoi pensieri facendolo ripiombare nella realtà. I fari delle auto luccicavano come stelle attraverso il filtro delle lacrime che bagnavano i suoi occhi. Si passò una mano sulle palpebre cercando di mettere bene a fuoco la strada davanti a sé e, dopo aver schiarito la voce, toccò l’icona della cornetta telefonica sullo sterzo e rispose alla chiamata.
<<Pronto!>>
<<Lucas, dove sei?>>

Imparando a volare.

1994 Settembre

11 settembre 2001

Il lungo marciapiede scorreva sotto i suoi passi lenti. I tacchi a spillo suonavano un ticchettio cadenzato e incessante su quella lingua di cemento grigio. Era quasi arrivata. Il grattacielo si ergeva maestoso e sembrava che osservasse stupito, dall’alto della sua cima, quei piccoli esseri frettolosi e incerti ai suoi piedi. Entrò e l’immensa hall la lasciò a bocca aperta. Una città di oltre cento piani con uffici, ristoranti, negozi e migliaia di persone indaffarate come formiche che si muovono veloci nel loro formicaio.
         Si diresse all’ascensore guardandosi intorno, nessuno la notò e nessuno avrebbe potuto fermarla, risoluta com’era nella sua decisione. Le luci indicavano i piani in un display azzurro mentre le sue orecchie sembravano come immerse in un liquido e i suoni arrivavano ovattati e incomprensibili. Deglutì più volte finché la campanella, che indicava l’apertura della porta, risuonò chiara nei suoi timpani. Pochi passi ancora e avrebbe raggiunto la sua meta. L’ascensore era giunto all’ultimo piano ma lei doveva ancora salire delle scale per raggiungere la terrazza, il suo obiettivo finale.
         Il cielo terso e azzurro apparve ai suoi occhi abbagliati dal sole. Le girava la testa e il respiro era affannato. Il cerchio infinito dell’orizzonte era l’unico limite al suo sguardo come un lungo nastro che avvolge un’immensa sfera di cristallo. I suoi sensi vacillavano e un’attrazione fatale la spingeva ad avanzare verso il cornicione. Non riusciva a distogliere gli occhi da quel cielo infinito, allargò le braccia come un bambino che attende di essere sollevato dal papà. Un vento gelido la accolse facendo tremare le deboli gambe. Si sentiva leggera, svuotata da ogni piccola o terribile vicenda che l’aveva spinta lassù.
         La sua anima stava imparando a volare staccandosi dal quel peso terreno opprimente. I lacci che la legavano alla terra si erano spezzati e il suo sguardo si era perduto in quell’azzurro. Il suo cuore impazzito e agitato pulsava come se dovesse pompare sangue nelle sue grandi ali. Con gli occhi pieni di lacrime vide quell’ombra avvicinarsi, sentì il rombo del motore e l’esplosione di migliaia di vetri. Il caldo alito dell’inferno e l’orribile lezzo che emanava la avvolsero. Non erano le sue gambe che tremavano adesso, l’intero grattacielo oscillava e vibrava rumorosamente. Intuì che non c’era possibilità di ripensamenti, che quello era il suo giorno. Quello era il giorno in cui avrebbe imparato a volare o si sarebbe schiantata.

 


Insieme

copertina il mostro
…      I suoi occhi erano di un verde appena accennato ed erano lucidi come quelli di chi ha pianto a lungo. Quello sguardo profondo era perso in mille pensieri e nel tormento di un’anima che ha provato troppa sofferenza ma che non si è ancora rassegnata a una vita di disagi e umiliazioni. Le sue dita lunghe e sottili tremavano leggermente nel sostenere la tazzina del caffè ma una strana forza, mista a un’incredibile determinazione, gli aveva dato il coraggio di prendere quella decisione.
            <<Papà viene con noi?>>
            <<Papà se n’è andato.>>
            <<Quando ritorna?>>
            <<Non tornerà più.>>
            <<Perché è andato via? Avete litigato di nuovo?>>
            <<Smettila di fare domande e finisci di vestirti.>>
            <<Mamma mi allacci le scarpe che io non sono capace?>>
            <<Certo tesoro. Scusami amore mio se sono stata sgarbata, ma non mi sento bene. Vedrai che le cose cambieranno. Andremo ad abitare in una bella casa, tutta nostra, avremo tutto quello che desideriamo e non ci mancherà mai niente. Andrai a scuola con dei vestiti nuovi e di marca, come quelli dei tuoi compagni, non ti mancheranno mai né il cibo né i giocattoli. Ti comprerò quel computer che ti piaceva e saremo tanto felici.>>
            <<Io sono felice, mamma. Vorrei solo che papà tornasse presto perché mi manca.>>
            <<Lo vorrei anch’io, tesoro, ma non credo che succederà mai. Papà non sopportava più di vivere così e ci ha lasciati, è partito senza dire dove sarebbe andato.>>
            <<Mamma, ma se cambiamo casa, come farà papà a trovarci se decidesse di tornare?>>
            <<Gli lasceremo il nuovo indirizzo, non preoccuparti.>>
            <<Io sono pronto. Posso portare George con me?>>
            <<Certo, anche se non capisco cosa ci trovi in quel maiale di pezza.>>
            <<Lui è il mio amico.>>
            <<Ok, andiamo.>>
            La donna si era guardata intorno come se cercasse qualcosa tra le pareti della sua casa o come se cercasse di rivivere per l’ultima volta quei ricordi di cui quelle mura erano intrise. Abbassò lo sguardo, afferrò con una mano le chiavi di casa e con l’altra strinse la mano di suo figlio. Uscirono, chiudendo dietro di loro la porta, senza voltarsi scesero le scale fino a giungere in strada.
            Una piccola auto li attendeva, arroventata dal sole. Nonostante fosse ancora presto, il sole aveva già reso le lamiere dell’auto così calde che era impossibile toccarle. La donna aprì lo sportello, abbassò i finestrini e, dopo aver atteso qualche minuto che la macchina si fosse raffreddata, fece salire sul sedile posteriore il suo bambino. Dopo qualche tentativo di avviare il motore, l’auto partì liberando nell’aria una piccola nuvola di fumo nero.
            La strada era piena di macchine e gli altri automobilisti urlavano e imprecavano suonando incessantemente i clacson. Teresa non sentiva quel frastuono, era assorta nei suoi pensieri, fissava la strada sorreggendosi il viso con la mano sinistra e tenendo il braccio appoggiato allo sportello dell’auto. All’improvviso un urlo di suo figlio la fece trasalire, si voltò alla sua destra e vide che un uomo con un borsone si era introdotto nella sua vettura e si era seduto sul sedile anteriore. Lo sconosciuto aveva un aspetto gradevole, era vestito con abiti casual ma di marca e quindi anche costosi. Il viso era curato e i lineamenti non sembravano quelli di un delinquente, anzi il suo aspetto sembrava quello di un manager d’azienda.
            <<Chi è lei? Scenda subito dalla mia macchina!>> aveva urlato, terrorizzata.
            <<Stai zitta e non ti succederà niente>>, disse l’uomo puntandole una pistola contro un fianco.
<<Che cosa vuole? Noi non abbiamo niente>>, rispose Teresa mentre alcune lacrime rigavano il suo viso.
            <<Stai tranquilla, cazzo. Non voglio farvi del male, ho solo bisogno di un passaggio.>>
            <<Puoi prendere la mia macchina ma lasciaci andare.>>
            <<Che cosa me ne faccio di questo catorcio? Ho bisogno di qualcuno che guidi al posto mio e tu eri l’unica con lo sportello con le chiusure alzate.>>
            <<Non farci del male, per favore.>>
            <<Tu devi essere stupida o non mi stai ascoltando. Ti ho detto che mi serve solo un passaggio e se non farai cazzate non vi succederà nulla.>>
            <<Mamma, ho paura!>> urlò il bambino, piangendo.
            <<Fallo stare zitto!>>
            <<Stai tranquillo amore mio, non piangere. Non ci succederà niente.>>
            Teresa aveva superato la paura iniziale e nei suoi occhi c’era una strana luce come se avesse colto in quello che le stava succedendo un’opportunità.
            <<Che cazzo hai da guardare, pensa a guidare>> esclamò l’uomo, puntando di nuovo la pistola contro il suo fianco.
            <<Non puoi pretendere che il bambino stia tranquillo se continui a spaventarlo con quella pistola.>>
            <<Hai ragione ma non mi piace il tuo sguardo. Non farti venire strane idee in testa o non ne uscirete vivi.>>

Puoi leggere il racconto completo acquistando “Il Mostro”

 


Un po’ de “Il Robot cap. 3”

copertina il mostro

<<Ciao Lucas.>>
<<Ciao Joshua. Come hai fatto a trovarmi?>>
<<Mi ha detto Buby che non stai tanto bene e che ti avrei trovato qui. Che fai?>>
<<Niente, ripensavo a quante volte da bambini siamo stati qui a giocare e a pescare. Ti ricordi il cinguettio degli uccellini, le rane, i pesci, era un luogo pieno di vita e adesso questo lago sembra morto, non si sente più nessun rumore.>>
<<Già, l’inquinamento sta distruggendo tutto. Mio padre mi diceva sempre che non tutti i mali vengono per nuocere. Chissà, forse le lucertoline non sono arrivate qua per caso. Forse era destino che salvassero il nostro mondo dalla distruzione.>>
<<Che cosa vorresti dire?>>
<<Quello che è successo in questo lago sta capitando dappertutto. La Terra non è più in grado di sopportare quello che gli stiamo facendo. Abbiamo bisogno di quel metallo, è la sola speranza che abbiamo per posticipare una fine inevitabile.>>
<<Dici che non ce la caveremo senza?>>
<<Non lo so, ma di certo non possiamo continuare così. Il clima, l’ambiente, tutto sta cambiando in peggio. La nostra sopravvivenza è in serio rischio se non facciamo qualcosa. O rinunciamo al progresso e ripartiamo da zero o abbiamo la necessità di trovare dell’energia pulita. Nonostante ci sia una crisi demografica, noi umani siamo sempre troppi per riuscire a sopravvivere ancora per molto con lo stesso tenore di vita.>>
<<Pensi quindi che abbiano fatto bene? Che il fine giustifica i mezzi?>>
<<No, quello che hanno commesso è un crimine e non può essere giustificato ma ormai è stato fatto, non si può più tornare indietro. Cerchiamo di fare in modo che sia servito a qualcosa, che non sia stato inutile.>>
<<Io sono stanco Joshua, non mi va più. Ho creduto davvero che avremmo fatto del bene, che avremmo cambiato il mondo con i nostri robot e invece anche noi siamo responsabili. Abbiamo contribuito affinché potesse succedere quello che è accaduto, li abbiamo uccisi anche noi.>>
<<È vero! Che cosa vuoi che ti dica? Lo avrebbero fatto lo stesso però, anche senza di noi. Se adesso abbandoniamo tutto, non potremo fare niente per rimediare. Non potremo impedire che anche i pochi superstiti della bomba siano eliminati dai coloni che andranno a prendere il metallo. Quel pianeta rinascerà, le nuvole scompariranno e tornerà a vivere ma dobbiamo fare in modo che non sia distrutto da gente che pensa solo al profitto e non ha rispetto di nulla.>>
<<Forse hai ragione ma io non voglio più continuare, ne ho abbastanza di dover sopportare gente come mio padre. Sono stufo di essere usato e manipolato. Ho solo voglia di andar via, voglio un posto tranquillo e isolato, un’isola lontana da tutto questo, dal progresso, dall’arrivismo, dall’avidità, dalla smania di ottenere tutto a qualunque costo.>>
<<Ti vuoi arrendere?>>
<<Sì, ho bisogno di andarmene. Cercati un altro direttore commerciale.>>
<<Devi crescere Lucas, non puoi fuggire sempre. Hai delle responsabilità verso chi ti vuole bene, non puoi abbandonare tutti e scappare come facevi da bambino.>>

Un piccolo assaggio del mostro

copertina il mostro
<<Detective Owen, è stato trovato il cadavere di una donna vicino a Riverside Drive>> esclamò Scott.
            <<Avvisa la scientifica e andiamo.>>
            Il corpo era nascosto dietro un cassone della spazzatura, parzialmente coperto da sacchetti e cartoni. Non c’erano segni di violenza né fori di proiettili. Si trattava di una donna di circa venticinque anni, forse una prostituta a giudicare dall’abbigliamento molto succinto. Dopo i rilevamenti della scientifica, il cadavere era stato messo dentro una sacca nera per il trasporto dei corpi ed era stato portato all’obitorio.
            <<Finalmente un caso vero su cui indagare. Non ne posso più di lavorare per quel Foster>> disse Owen al collega.
            <<Sembra che comandi lui al distretto. Il Capitàno non osa più dirgli niente da quando ha ricevuto quella telefonata. Secondo te, chi è stato a telefonargli?>>
            <<Fosse stato il Presidente in persona, non sono affari miei né tuoi.>>
            <<Deve essere in gamba però, se le più alte cariche del governo si fidano così di lui.>>
            <<Finora non è riuscito a ottenere molto di più di quanto avevamo fatto noi.>>
            <<Non è vero! Ha scoperto che quella donna si era travestita da anziana, che aveva ucciso e rubato l’identità e i soldi di quella signora. Era quasi riuscito a prenderla in quell’albergo. Lei addirittura ha tentato di ucciderlo per vendicarsi, usando un animale feroce. Direi che c’è andato molto più vicino di noi.>>
            <<A me non hanno dato il tempo di fare niente, mi hanno tolto subito il caso mentre lui è da mesi che indaga.>>
            <<Evidentemente credono di più nelle sue capacità che nelle nostre, in fondo è riuscito anche a sopravvivere a quella bestia feroce.>>
            <<Ti sei mai chiesto perché non troviamo mai tracce di questi animali feroci? Non ci sono né peli né impronte sulle scene del crimine. Mentre la donna lascia impronte e si fa riprendere dalle telecamere come se sapesse che non riusciremo mai a prenderla.>>
            <<Secondo me, lei è una maga dei travestimenti. Riesce a cambiare faccia come vuole usando dei trucchi come quelli del cinema. Le tracce degli animali è lei che le ripulisce perché sa che dagli animali potremmo risalire a lei.>>
            <<Spiegami perché le analisi del DNA e il referto del coroner sono stati secretati.>>
            <<Forse l’identità della donna non può essere svelata, forse è la figlia di qualche politico importante o è parente del Presidente e non vogliono fare scoppiare uno scandalo o forse è il frutto di un esperimento militare segreto.>>
            <<Bravo Scott, hai una spiegazione per tutto, ma io credo che ci sia qualcosa di molto più grosso che non può essere svelata per non causare il panico tra la gente.>>
            <<Esagerato! Io penso che stiano soltanto coprendo qualche pezzo grosso.>>
            <<Non lo sapremo mai. Sarà un altro dei tanti misteri di questo paese, come l’area 51 o l’incidente di Roswell.>>
            <<Non crederai anche tu alle cospirazioni o alla “congiura del silenzio” per nascondere gli sbarchi alieni o i dischi volanti?>>
            <<Chi può sapere qual è la verità? Non ci sono prove che confermano, ma neanche possono smentire le tante teorie sugli sbarchi di alieni.>>
            <<Se si chiamano teorie ci sarà un motivo, non credi?>>
            <<Ognuno ha le sue convinzioni. Io resto delle mie.>>
            <<Noi siamo detective, dobbiamo credere solo alle prove, ai fatti, alle indagini. Non ad assurde teorie senza nulla che le dimostri.>>
            <<Cerchiamo di risolvere questo caso, prima che lo passino ad altri.>>
            <<Così mi piaci, Owen.>>

Il mostro

copertina il mostro

           La stanza era immersa nella penombra, ma gli occhi, ormai abituati al buio, riuscivano a scorgere il piccolo lampadario in stoffa colorata, la scrivania in truciolato, la sedia di ferro arrugginito, la libreria e il piccolo divano logorato dal tempo. Poi c’era l’armadio con gli sportelli che non stavano mai chiusi e lasciavano intravedere le tenebre al suo interno. Quel buio era impenetrabile e lo scricchiolio del legno gli conferiva un’aria sinistra, un aspetto mostruoso e minaccioso. Sembrava la porta dell’inferno e pareva volesse spalancarsi da un minuto all’altro per inghiottirlo.
            La sua testa faceva capolino da sotto le lenzuola che teneva strette tra le mani per coprire fino al naso il suo viso. Tutto gli procurava paura, ogni piccolo rumore lo faceva sobbalzare dal letto. Guardava i libri di fantascienza che tanto amava e gli sembrava cercassero di liberarsi dallo spazio angusto in cui erano relegati nella libreria, come se i personaggi potessero uscire dalle pagine in cui erano protagonisti e prendere vita fuori da esse.
            La porta della sua stanzetta era aperta e una luce traballante, tenue e gialla come quella di una candela, disegnava strane ombre sul muro del corridoio. Un’ombra, più definita delle altre, svelava una presenza inquietante, mentre lunghi artigli graffiavano lo stipite della porta e l’eco ansimante di un grugnito animalesco risuonava in tutta la casa.
            I suoi occhi fissavano spalancati quella porta mentre le sue gambette da bambino tremavano facendo vibrare il letto. Sollevò ancora di più il lenzuolo per coprire meglio il suo viso e si rannicchiò per tentare di calmare il tremore delle sue gambe. Il terrore si era impossessato di lui, si sentiva paralizzato, impotente, in balìa del mostro che lo osservava di nascosto, dietro la porta.
            Lo sentiva respirare, vedeva i suoi occhi luminosi che lo fissavano e percepiva i suoi pensieri, mentre entrava lentamente nella sua testa. Sentiva sul suo viso l’alito della bestia e la puzza terribile di carne putrefatta che emanava. Sentiva il rumore della saliva che gocciolava giù dalle fauci del mostro fino al pavimento, emettendo un ticchettio costante e terrificante.
            Improvvisamente, una figura apparve davanti alla porta, una donna con un corpo da Dea si avvicinava a lui con un passo lento e sensuale. Era completamente nuda e la luce che adesso brillava alle sue spalle ne esaltava le forme e la bellezza. Non era più un bambino, il suo corpo era muscoloso e forte e le sue lunghe gambe sporgevano dal piccolo letto. Era eccitato e irresistibilmente attratto da quella meravigliosa creatura.
            La donna era giunta a un passo da lui, aveva messo un ginocchio sul letto e si era chinata, avvicinando lo splendido viso al suo. Gli occhi luminosi e penetranti della donna lo fissavano e lui non riusciva a distogliere lo sguardo da quell’iride azzurra come il cielo. Stava per baciare quelle splendide labbra carnose quando la bocca si spalancò mostrando dei denti aguzzi e affilati come quelli di una tigre. Sentiva di nuovo quell’alito putrido, la saliva gocciolare sul suo petto e gli artigli penetrare la sua carne. Il mostro era su di lui pronto a divorarlo.

Il mio nuovo libro – Il mostro

copertina il mostro

Tempo fa avevo annunciato la pubblicazione del mio nuovo libro, oggi finalmente è online. Se vi è piaciuto il primo, non potete perdervi il secondo anche perché alcuni racconti sono il sequel di quelli già pubblicati. Spero vi piacciano come i precedenti.
Questa è la prefazione:

Prefazione

 

     Cinque nuovi racconti con un unico leitmotiv: dentro la nostra anima si cela un mostro. In ogni racconto c’è uno o più personaggi che in modo evidente, con le loro azioni o con le loro scelte, si comportano da mostri, svelando crudeltà e mancanza di principi morali.
     “Il mostro”: è un giallo investigativo (sequel di “Fortunata” da “Il Robot e altre storie”). Un vero mostro si nasconde sotto mentite spoglie in cerca di prede di cui nutrirsi, ingannando le sue vittime con un aspetto angelico e sensuale. I protagonisti del racconto sono due agenti della FBI con le loro storie e le loro debolezze e chissà che anche in loro non ci sia qualcosa di mostruoso.
     “I bambini”: i protagonisti di questo racconto fantascientifico sono due agenti di una squadra speciale, creata dal Presidente degli Stati Uniti, che “correggono” gli errori della natura o del destino viaggiando nel tempo e giustiziando futuri terroristi. Il mostro che è in loro si svelerà nel finale in tutta la sua cinica crudeltà.
     “Il Robot capitolo 3”: (da “Il Robot e altre storie”) in questo racconto fantascientifico potrete seguire la vita di Joshua Russell, del suo amico Lucas e dei loro robot alieni in una nuova avventura che li vedrà complici inconsapevoli di un genocidio. I mostri in questo racconto sono i politici e gli imprenditori con la loro smisurata sete di potere e di ricchezza.
     “Insieme”: Questo racconto è ambientato in Italia e narra una storia realistica. Un uomo, il cui unico desiderio è realizzare i propri sogni, sequestra una donna mentre è in auto col proprio bambino. Insieme iniziano un lungo viaggio alla ricerca di una nuova vita. Dove si nasconde il mostro, lo scoprirete solo leggendo il racconto fino alla fine.
     “Il prigioniero”: Realtà o incubo? Che cosa succede alla nostra mente quando non siamo coscienti? È la fine di tutto o è l’inizio di qualcosa di mostruoso?

 

Se visitate la pagina  I miei libri  potrete leggere le prime pagine di entrambi i miei libri, qui trovate i link per acquistare “Il mostro”.
Buona lettura.

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