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Dedicato a Dj Fabo

fabo
Ho sempre pensato che il nostro corpo sia un tempio, un’opera d’arte da curare e rispettare. Non ho mai capito chi lo deturpa con tatuaggi e piercing né chi lo distrugge con fumo, droga, alcool o eccesso di cibo. Ancora di meno capisco chi tenta di uccidersi con sport estremi, chi rischia la propria vita e quella degli altri guidando come dei pazzi in auto o in moto. La vita è il bene più prezioso che abbiamo, forse l’unica cosa veramente importante che ci viene regalata, ma penso anche che siamo padroni della nostra vita e dovremmo avere il diritto di abbandonarla quando vogliamo soprattutto se non è più dignitosa o vivibile. Ho scritto questa poesia pensando a questo ragazzo che amava la vita e ha voluto viverla intensamente. Dj Fabo ha avuto la sfortuna di restare paralizzato e cieco dopo un incidente e ha chiesto di morire, di smettere di soffrire e di vivere una vita vuota e inutile. So che i cattolici diranno che la vita è un dono di Dio e che solo lui può togliercela ma voler imporre agli altri la rinuncia alla facoltà di decidere per se stessi equivale a quello che fanno i mussulmani imponendo il burka a tutte le donne. Ognuno ha il diritto di decidere secondo coscienza e non secondo leggi di religioni cui non crede.

Il mio corpo è una gabbia.

 

Il mio corpo è una gabbia,
imprigiona la mia anima
Ma non ferma la mia rabbia.
Questo corpo è una catena
Che chiude le mie ali
E accresce la mia pena.
Questa carne mi preclude l’infinito,
M’impedisce di volare
Di toccare il cielo con un dito.
Io vorrei guardare
La luna e il sole,
Sentire il freddo e il buio
Dentro il cuore.
Nuotare dentro il vuoto
Che riempie l’universo,
Respirare polvere di stelle
E non sentirmi perso.
Questo corpo m’inchioda al pavimento,
posso soltanto sperare
che passerà questo momento,
Che dopo questa vita
Riprenderò a volare
senza più sentire la fatica.

 


Com’è strano l’amore

mani
Lo senti com’è strano il mare
Col suo infinito dondolare?
Ti prende tra le sue braccia
E sembra ti voglia cullare.
Lo vedi com’è strano il cielo
Che si veste d’azzurro e di nero?
Che ti bagna, ti scalda
E ti regala un sorriso vero
Lo vedi com’è strana la vita?
Che fra cielo e mare
Ci dona gioia e dolore
E una speranza infinita.
Lo vedi com’è strano l’amore?
Ti salva quando stai per morire
Ci lascia, ci riprende
Ci rende felici per poi farci soffrire.

 


Sono una roccia

roccia
Un giorno d’inverno
In un profondo e scuro dicembre
Io sono solo
Osservando dalla finestra
Le strade sottostanti
Ricoperte da un fresco silenzioso manto di neve
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho costruito mura
Una fortezza alta e potente
Che nessuno può penetrare
Non ho alcun bisogno di amicizia
L’amicizia può causare dolore
La sua allegria e la sua piacevolezza io disdegno.
Sono una roccia
Sono un’isola
Non parlare d’amore
Vero, ho già sentito questa parola prima
Sonnecchia nella mia memoria
Non voglio disturbare il riposo
Di sentimenti che sono morti
Se io non avessi mai amato
Non avrei mai pianto
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho i miei libri
E la mia poesia per proteggermi
Sono chiuso nella mia armatura
Nascosto nella mia stanza
Sicuro nel mio utero
Non tocco nessuno e nessuno può toccare me
Sono una roccia
Sono un’isola
E le rocce non provano dolore
E le isole non piangono mai.



Non ci sarà domani

a-domani

Non ci sarà un domani
amore mio
la mia storia finisce qui.
Vorrei strapparmi di dosso
la tristezza e la malinconia
per questa vita che si spegne
ma non ne ho più la forza.
Non ho desideri
né ultime volontà,
vorrei soltanto vederti felice,
sentire ancora le tue risa,
sapere che ce la farai senza di me.
Mi fa male la tua disperazione
ma non so se ci vedremo ancora.
Se c’è qualcosa oltre
io saprò aspettare.
Vivi la tua vita,
fai le tue scelte,
domani è fatto per ricominciare.

Immenso

immenso

Era questo cielo blu
dove avrei voluto
nascere e morire,
era solo questo sole
a scaldarmi
con il suo calore,
sarà la terra mia
che mi abbraccerà
quando sarò ormai stanco,
ma è solo il tuo dolce sguardo
che mi accompagna
in questo lungo viaggio.
E’ il tuo amore
che mi da il coraggio
di vivere questi giorni vuoti,
che mi da la forza
di sopportare questa vita,
senza più alcun senso,
persa in questo buio
immenso.

Non voglio più morire

non voglio morire
Equilibrista su un filo di speranza
raccolgo i cocci di quest’esistenza,
vago ancora su questo mondo
poi piango, rido e non affondo.
Mi stupisce questa stupida allegria
queste luci sulla vita mia
e questo dolce amore
che mi riempie il cuore.
Quell’urlo si è ormai spento
ed è finito quel tormento
adesso che non ho più voglia di soffrire
adesso che non voglio più morire.

 


Tutto e niente

tutto e niente
Spesso mi chiedo: Chi sono?
Cosa valgo? Cosa voglio?
Allora guardo dentro me stesso
per cercare di capire
e mi accorgo di non essere niente,
di non valere niente e di non volere niente.
Tutto intorno a me è niente,
la mia vita è niente,
i miei amici, la mia famiglia, sono niente;
il tutto è niente.

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