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Come dentro un sogno.

Come dentro un sogno

dentro un sogno

Adesso te ne vai via
E lasci la tua assenza
A farmi compagnia.
La osservo con tristezza
Mentre mi strazia il cuore
Con la sua dolcezza.
Non finisce mai il giorno
E le ore sono così vuote
Mentre aspetto il tuo ritorno.
Non mi basta il tuo sapore
Né il ricordo di te
Voglio sentire il tuo calore.
Aspetto le tue mani
Per sentirti vicino
Per averti anche domani.
Mi manchi da morire
E la tua assenza
Mi fa tanto soffrire.
Ho bisogno di sperare
Per sentire che vale la pena
Di restare ad aspettare.
È di te che ho bisogno
Mentre resto sospeso
Come dentro un sogno.
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Lo lascio annegare

affogare-annegare

I fari nella notte illuminano il mare
Brillano le onde
Mentre la luna comincia a calare
Ho le scarpe piene di sabbia
Le mani vuote di te
E non so spiegare questa rabbia.
Ho aspettato per vederti
Ho aspettato per parlarti
Ma adesso è troppo tardi.
Sento l’acqua alla gola
Sento il sapore del sale
Ripenso a quel dolore
Mentre lo lascio annegare.

Com’è strano l’amore

mani
Lo senti com’è strano il mare
Col suo infinito dondolare?
Ti prende tra le sue braccia
E sembra ti voglia cullare.
Lo vedi com’è strano il cielo
Che si veste d’azzurro e di nero?
Che ti bagna, ti scalda
E ti regala un sorriso vero
Lo vedi com’è strana la vita?
Che fra cielo e mare
Ci dona gioia e dolore
E una speranza infinita.
Lo vedi com’è strano l’amore?
Ti salva quando stai per morire
Ci lascia, ci riprende
Ci rende felici per poi farci soffrire.

 


Il ritorno

Tratto da Il Robot cap IV
Quando Lucas uscì dall’ufficio del padre, si sentì sollevato e felice per essere tornato e per averlo rivisto. Da quando sua madre era morta, il suo vecchio genitore rappresentava l’unico legame di sangue e l’unica famiglia che aveva. Ripensò a Dana e al progetto di sposarla e avere dei bambini con lei. Sapeva che il rapporto non poteva più essere ricucito e che averla abbandonata senza nessuna spiegazione né un saluto aveva provocato una ferita troppo profonda e insanabile. Sentì un dolore insopportabile e i suoi occhi diventarono lucidi. Sarebbe voluto tornare indietro per ascoltare i consigli del suo amico, non sarebbe mai dovuto andar via, non in quel modo.
Senza quasi rendersene conto si trovò davanti all’abitazione di Dana. Lucas rimase in auto, incerto sul da farsi, per alcuni minuti, non sapeva se scendere e provare a scusarsi o se andare via e arrendersi all’evidenza che ormai l’aveva perduta per sempre. Alla fine prese l’unica decisione possibile, accese l’auto e andò via. La strada che l’avrebbe riportato a casa sembrava interminabile, la percorreva con la voglia di premere al massimo l’acceleratore e lasciare al destino la scelta di farlo vivere o morire.
Lo squillo del cellulare lo distolse dai suoi pensieri facendolo ripiombare nella realtà. I fari delle auto luccicavano come stelle attraverso il filtro delle lacrime che bagnavano i suoi occhi. Si passò una mano sulle palpebre cercando di mettere bene a fuoco la strada davanti a sé e, dopo aver schiarito la voce, toccò l’icona della cornetta telefonica sullo sterzo e rispose alla chiamata.
<<Pronto!>>
<<Lucas, dove sei?>>

E non importa nient’altro

Così vicino, non importa fino a dove
non potrebbe essere molto più lontano dal cuore
dobbiamo sempre credere in chi siamo
E non importa nient’altro
Non mi sono mai aperto in questo modo
La vita è nostra, la viviamo a modo nostro
non è solo per dire tutte queste parole
E non importa nient’altro
Fidati, io cerco e trovo in te
Ogni giorno per noi è qualcosa di nuovo
Mente aperta per un modo diverso di vedere le cose
E non importa nient’altro
Non mi è mai importato di quello che fanno
Non mi è mai importato di quello che sanno
ma io so


Come se non fosse stato mai amore

lasciare_andare
Ieri ho capito che
E´ da oggi che comincio senza te
E tu, l´aria assente
Quasi come se io fossi trasparente
E vorrei fuggire via
e nascondermi da tutto questo
Ma resto immobile qui
Senza parlare… non ci riesco a staccarmi da te
E cancellare tutte le pagine con la tua immagine
E vivere.
Come se non fosse stato mai amore
Io sopravvivrò
Adesso ancora come non lo so
Il tempo qualche volta può aiutare
A sentirsi meno male…
A poter dimenticare
ma adesso è troppo presto
E resto immobile qui
Senza parlare… non ci riesco a stancarmi di te
E cancellare tutte le pagine con la tua immagine
E vivere… come se non fosse stato mai amore
come se non fosse stato amore
come se non fosse stato mai…
e vorrei fuggire via, vorrei nascondermi
Ma resto ancora così, senza parlare, senza dirti ¨non te ne andare¨
Non mi lasciare tra queste pagine.
e poi, e poi, e poi… vivere
come se non fosse stato mai amore
come se non fosse stato amore.

 


Un papà

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                Marco era un ragazzo esile e solitario, aveva lo sguardo sempre perso tra le nuvole a inseguire pensieri e sogni. Aveva avuto un’adolescenza difficile, passata a sfuggire al bullo di turno, aveva ottenuto il diploma con fatica per la poca volontà di andare a scuola ad affrontare ragazzi ostili e cattivi. C’era lei però, Valeria che era stata un’amica dolce e preziosa, l’unica a capire il suo disagio e a restargli vicino nei momenti più difficili. Una grande amicizia che si trasforma in amore, un sentimento forte che diventa matrimonio e, dopo qualche anno, un figlio desiderato e amato che fortifica un legame fatto di rispetto e fiducia. La vita di Marco sembrava finalmente felice, anche se sentiva sempre un vuoto dentro, fatto d’insoddisfazione e paura.
Una sorte malevola e dispettosa aveva portato via la sua Valeria per una stupida complicazione durante il parto. Era rimasto solo con il suo bambino, l’unica ragione della sua vita, un amore più grande di tutto. Occuparsi di suo figlio Giorgio, era diventato il suo unico motivo per vivere quella vita che, in fondo, non aveva mai amato.
Era passato più di un anno quando conobbe Franco. Si erano conosciuti in un bar e avevano subito legato. Erano entrambi attratti da qualcosa d’inspiegabile, da qualcosa cui erano sfuggiti per anni rinnegando se stessi e i propri desideri più intimi e personali. Un amore vero, diverso da quello che aveva provato per la sua Valeria, un legame troppo forte, una catena che nessuno poteva spezzare.
Trascorsero insieme dieci anni felici, si unirono civilmente e la loro famiglia era solida e serena. Giorgio cresceva sano e felice e amava i suoi due papà che si occupavano di lui senza mai fargli mancare nulla. Quella sorte malevola e dispettosa aveva voluto prendersi ancora gioco di lui e quando Marco aveva creduto di aver raggiunto la felicità e si sentiva finalmente appagato e pieno di voglia di vivere, fu colto da un malore e morì in breve tempo.
Fu enorme il dolore del piccolo Giorgio che aveva però ancora un papà, un àncora cui aggrapparsi per sostenersi e un amore forte e bello come quello che solo un papà può darti. Franco amava il figlio di Marco come fosse suo e avrebbe sacrificato la vita per il suo bambino.  Un giorno però, senza neanche aspettare che il dolore si fosse placato, si presentarono alla porta di casa sua due donne dei servizi sociali e due carabinieri. Gli mostrarono un foglio di carta firmato da un giudice in cui c’era scritto che avrebbero portato via il bambino perché lui non aveva alcun diritto. La legge non gli aveva consentito di adottare il figlio del suo amore e ora quel bambino, che non aveva più né un padre né una madre biologica, sarebbe finito in un orfanatrofio e non sarebbe più potuto stare col suo papà.
Franco provò a reagire, tentò di impedire che portassero via il bambino ma un carabiniere lo trattenne e guardandolo con disprezzo gli urlo:

<< Stai fermo o ti arresto per oltraggio a pubblico ufficiale, frocio di merda>>.

 


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