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Un assaggio n.2

Questo è un altro piccolo frammento del mio libro “Il robot e altre storie”. Vi ricordo che potete scaricarlo dai link che trovate nella pagina dedicata al libro cliccando su: https://antoniotomarchio.wordpress.com/il-mio-libro/

               Aveva chiuso gli occhi e stava per addormentarsi quando un rumore lo fece trasalire, sentiva chiaramente dei passi molto lenti far scricchiolare il legno delle scale che conducevano alla sua stanzetta. Dapprima credette che fossero rientrati i suoi genitori poi, vista l’ora, pensò che fosse troppo presto. Un pensiero gli fece gelare il sangue nelle vene, si alzò velocemente dal letto, mise il cuscino sotto le lenzuola per far credere di essere ancora coricato, aprì la finestra e si nascose accanto alla scrivania. La porta si aprì lentamente, vide gli occhi luminosi del robot fissare il letto, stava per saltare fuori dal suo nascondino per correre verso il suo amico Raptor, quando un raggio laser fece esplodere il letto sollevando una nuvola di piume d’oca, fuoriuscite dal cuscino nascosto sotto le lenzuola.
                Joshua si precipitò terrorizzato fuori dalla finestra, sul tetto di tegole e legno sottostante, corse verso il tubo di scolo della grondaia, si aggrappò, si lasciò scivolare fino al pianterreno e cominciò a correre. Vide il robot saltare dalla finestra per inseguirlo, ma le tegole, sotto il peso e l’irruenza di quel salto, si ruppero facendolo scivolare e precipitare giù dal primo piano. Il tonfo fece un rumore assordante, il robot rimase immobile e i suoi occhi luminosi si spensero. Joshua si fermò ad aspettare, vide che il robot non si muoveva e decise quindi di tornare indietro sui suoi passi.
                Per un attimo aveva creduto che quel robot fosse il suo amico, ma adesso che lo vedeva bene alle luci dei lampioncini della sua villa, si era accorto che la mascherina non era quella in plexiglass che lui aveva incollato sul viso del suo Raptor, ma era come quella che si era rotta nel bosco.
                 <<Cavolo, ne hanno già costruito un altro>> pensò, notevolmente contrariato.
                Mentre sollevava la mascherina per aprire l’abitacolo del pilota, vide un altro alieno anch’esso vestito come il precedente, ma restò senza fiato nello scoprire che questa volta avevano imparato la lezione e avevano dotato il pilota di un casco e di cinture di sicurezza. Tentò il più velocemente possibile di slacciarle, ma non ci riusciva e il cuore batteva nel suo petto come un tamburo facendogli pulsare le vene della fronte e colorare il viso di rosso. Sarebbe voluto scappare ma era troppo tardi, gli occhi del robot si erano riaccesi e si sentì perduto.

Un piccolo assaggio…

Questo è un piccolo frammento del mio libro “Il robot e altre storie”. Vi ricordo che potete scaricarlo dai link che trovate nella pagina dedicata al libro cliccando su: https://antoniotomarchio.wordpress.com/il-mio-libro/

               All’improvviso sentì un rumore provenire dal bosco, sembravano dei passi molto pesanti, come quelli di una creatura metallica, pensò che qualche altro concorrente del torneo fosse venuto in quel bosco a fare delle prove. Era curioso e voleva vedere a che punto erano i suoi avversari, si addentrò quindi tra gli alberi stando attento a non far sbattere il suo costoso giocattolo ma soprattutto a non sbattere lui. In quel momento si rese conto che avrebbe dovuto fornirlo di una microcamera così da avere anche il punto di vista del suo robot.
                A un tratto lo vide, sembrava un uomo molto robusto, era color grigio scuro come la canna di un fucile e luccicava sotto la luce del sole che passava tra la fitta boscaglia.
                Il robot aveva un aspetto molto minaccioso, non come certi automi ridicoli che aveva visto al torneo. Nel viso aveva due occhi luminosi e poi c’era una mascherina simile a quella dei chirurghi, ma trasparente e spigolosa come un diamante, che copriva la bocca. Non aveva un’aria molto rassicurante e si muoveva lentamente tra gli alberi.
                Joshua si accorse che il robot poteva vedere perché continuava a muovere la testa in tutte le direzioni come se cercasse qualcosa, ma restò sbigottito soprattutto nel vedere che non c’era nessuno a guidarlo.
                Improvvisamente lo vide correre a una velocità impressionante, notò che con una spallata aveva sradicato un albero e ne restò stupefatto, ma ciò che vide dopo lo terrorizzò. Il robot aveva colpito qualcosa che aveva inseguito fino a poco prima, ma ciò che gli faceva tremare le gambe, era come lo aveva colpito, infatti, un potente fascio di luce simile a un laser, era fuoriuscito da un piccolo foro al centro del petto, impattando violentemente contro il suolo.
                <<E’ proibito! Maledizione, è proibito inserire armi nei robot! Se questi sono i miei avversari, non ho nessuna possibilità di vincere!>> pensò, arrabbiato e frustrato.
                Fece nascondere il suo automa dietro un grosso albero e spense il controller in modo da potersi muovere liberamente senza trascinarselo dietro. Si avvicinò ancora per vedere meglio, intanto il robot si era chinato per raccogliere il bersaglio appena colpito, un grosso coniglio pendeva ormai senza vita dalle sue grandi mani metalliche.
                <<Che bastardo, utilizza il robot per cacciare dei conigli!>> esclamò.
                Poi rimase impietrito quando si accorse che non solo quello strano robot ci vedeva benissimo ma era anche capace di sentire e adesso lo fissava con aria minacciosa. Sentì il sangue raggelarsi nelle vene e un brivido percorrere la sua giovane schiena.
                <<Cavolo! Adesso sono cazzi…>> pensò, mentre lentamente cercava di allontanarsi.
                Lo strano robot cominciò a correre verso di lui che intanto si era dato alla fuga.
                <<Sono spacciato! Mamma, sono spacciato!>>
                <<Aiuto! Aiuto!>> gridò.

Non eri ancora nato… In te.

non eri ancora nato
Forse un uomo di successo,
forse un nuovo Messia,
forse la nostra salvezza,
ma non ti è stato concesso,
forse un uomo qualunque
perduto nella propria amarezza,
forse soltanto un rifiuto
ma non hai avuto scelta,
non ti hanno permesso di vedere il mare
non ti hanno permesso di sentire il calore
né di capire e provare l’amore,
ti hanno negato la vita,
giusta o sbagliata,
bella o brutta che fosse,
ti hanno negato un diritto,
il diritto di sbagliare,
il diritto di godere o di soffrire,
per il loro egoismo ti hanno assassinato,
ti hanno gettato via
senza nessun rimpianto
e non eri ancora nato.

Risalirò col suo peso
sul petto,
come una carpa il fiume,
mi spalmerò
sulla faccia il rossetto
per farlo ridere,
per lui poi comprerò
sacchetti di pop-corn,
potrà spargerli
in macchina,
per lui non fumerò,
a quattro zampe andrò
e lo aiuterò a crescere.
Lui vive in te,
si muove in te,
con mani cucciole,
è in te,
respira in te,
gioca e non sa
che tu vuoi buttarlo via.
La sera poi con noi due
farà il bagno
e vi insaponerò.
Per lui mi cambierò,
la notte ci sarò,
perché non resti solo mai,
per lui lavorerò,
la moto venderò
e lo proteggerò, aiutami.
Lui vive in te
Lui ride in te
o sta provandoci
è in te, si scalda in te,
dorme o chissà,
lui sta già ascoltandoci.
Lui si accuccerà,
dai tuoi seni berrà,
con i pugni fissi,
tra noi dormirà,
e un pò scalcerà,
saremo i cuscini noi due.
Il figlio che non vuoi
è già con noi.
Lui vive in te, si culla in te,
con i tuoi battiti,
è in te,
lui nuota in te,
gioca chissà…
è lui il figlio
che non vuoi.

Non eri ancora nato

non eri ancora nato
Forse un uomo di successo,
forse un nuovo Messia,
forse la nostra salvezza,
ma non ti è stato concesso,
forse un uomo qualunque
perduto nella propria amarezza,
forse soltanto un rifiuto
ma non  hai avuto scelta,
non ti hanno permesso di vedere il mare
non ti hanno permesso di sentire il calore
né di capire e provare l’amore,
ti hanno negato la vita,
giusta o sbagliata,
bella o brutta che fosse,
ti hanno negato un diritto,
il diritto di sbagliare,
il diritto di godere o di soffrire,
per il loro egoismo ti hanno assassinato,
ti hanno gettato via
senza nessun rimpianto
e non eri ancora nato.

Età beata

età beata
Dolce fanciullo
pensa ai tuoi giochi,
conserva quel sorriso
e non dimenticarlo mai,
corri sui prati contento
tenendo tra le mani un aquilone,
non fartelo strappare dal vento,
tira sassi nel buio,
non farti prendere dal tempo,
goditi ogni  momento,
gioca felice con il mondo intero,
non dar spazio allo sgomento,
non aver mai fretta di incontrare l’amore,
di fumare la tua prima sigaretta,
non aver fretta di diventare grande,
goditi ogni istante,
perché questi giorni non torneranno più,
perché non avrai più il tempo
per essere felice,
per capire cos’è la pace,
la tua è un’età beata,
l’età della non conoscenza,
l’età in cui tutto è bello e nulla ha importanza,
un età che mi è stata rubata
e darei la mia vita per sentire d’averla vissuta.

Irene Rapelli

— Il cielo stellato dentro di me —

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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

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