Archivi tag: dolore

Com’è strano l’amore

mani
Lo senti com’è strano il mare
Col suo infinito dondolare?
Ti prende tra le sue braccia
E sembra ti voglia cullare.
Lo vedi com’è strano il cielo
Che si veste d’azzurro e di nero?
Che ti bagna, ti scalda
E ti regala un sorriso vero
Lo vedi com’è strana la vita?
Che fra cielo e mare
Ci dona gioia e dolore
E una speranza infinita.
Lo vedi com’è strano l’amore?
Ti salva quando stai per morire
Ci lascia, ci riprende
Ci rende felici per poi farci soffrire.

 


Il ritorno

Tratto da Il Robot cap IV
Quando Lucas uscì dall’ufficio del padre, si sentì sollevato e felice per essere tornato e per averlo rivisto. Da quando sua madre era morta, il suo vecchio genitore rappresentava l’unico legame di sangue e l’unica famiglia che aveva. Ripensò a Dana e al progetto di sposarla e avere dei bambini con lei. Sapeva che il rapporto non poteva più essere ricucito e che averla abbandonata senza nessuna spiegazione né un saluto aveva provocato una ferita troppo profonda e insanabile. Sentì un dolore insopportabile e i suoi occhi diventarono lucidi. Sarebbe voluto tornare indietro per ascoltare i consigli del suo amico, non sarebbe mai dovuto andar via, non in quel modo.
Senza quasi rendersene conto si trovò davanti all’abitazione di Dana. Lucas rimase in auto, incerto sul da farsi, per alcuni minuti, non sapeva se scendere e provare a scusarsi o se andare via e arrendersi all’evidenza che ormai l’aveva perduta per sempre. Alla fine prese l’unica decisione possibile, accese l’auto e andò via. La strada che l’avrebbe riportato a casa sembrava interminabile, la percorreva con la voglia di premere al massimo l’acceleratore e lasciare al destino la scelta di farlo vivere o morire.
Lo squillo del cellulare lo distolse dai suoi pensieri facendolo ripiombare nella realtà. I fari delle auto luccicavano come stelle attraverso il filtro delle lacrime che bagnavano i suoi occhi. Si passò una mano sulle palpebre cercando di mettere bene a fuoco la strada davanti a sé e, dopo aver schiarito la voce, toccò l’icona della cornetta telefonica sullo sterzo e rispose alla chiamata.
<<Pronto!>>
<<Lucas, dove sei?>>

Un papà

images

 

                Marco era un ragazzo esile e solitario, aveva lo sguardo sempre perso tra le nuvole a inseguire pensieri e sogni. Aveva avuto un’adolescenza difficile, passata a sfuggire al bullo di turno, aveva ottenuto il diploma con fatica per la poca volontà di andare a scuola ad affrontare ragazzi ostili e cattivi. C’era lei però, Valeria che era stata un’amica dolce e preziosa, l’unica a capire il suo disagio e a restargli vicino nei momenti più difficili. Una grande amicizia che si trasforma in amore, un sentimento forte che diventa matrimonio e, dopo qualche anno, un figlio desiderato e amato che fortifica un legame fatto di rispetto e fiducia. La vita di Marco sembrava finalmente felice, anche se sentiva sempre un vuoto dentro, fatto d’insoddisfazione e paura.
Una sorte malevola e dispettosa aveva portato via la sua Valeria per una stupida complicazione durante il parto. Era rimasto solo con il suo bambino, l’unica ragione della sua vita, un amore più grande di tutto. Occuparsi di suo figlio Giorgio, era diventato il suo unico motivo per vivere quella vita che, in fondo, non aveva mai amato.
Era passato più di un anno quando conobbe Franco. Si erano conosciuti in un bar e avevano subito legato. Erano entrambi attratti da qualcosa d’inspiegabile, da qualcosa cui erano sfuggiti per anni rinnegando se stessi e i propri desideri più intimi e personali. Un amore vero, diverso da quello che aveva provato per la sua Valeria, un legame troppo forte, una catena che nessuno poteva spezzare.
Trascorsero insieme dieci anni felici, si unirono civilmente e la loro famiglia era solida e serena. Giorgio cresceva sano e felice e amava i suoi due papà che si occupavano di lui senza mai fargli mancare nulla. Quella sorte malevola e dispettosa aveva voluto prendersi ancora gioco di lui e quando Marco aveva creduto di aver raggiunto la felicità e si sentiva finalmente appagato e pieno di voglia di vivere, fu colto da un malore e morì in breve tempo.
Fu enorme il dolore del piccolo Giorgio che aveva però ancora un papà, un àncora cui aggrapparsi per sostenersi e un amore forte e bello come quello che solo un papà può darti. Franco amava il figlio di Marco come fosse suo e avrebbe sacrificato la vita per il suo bambino.  Un giorno però, senza neanche aspettare che il dolore si fosse placato, si presentarono alla porta di casa sua due donne dei servizi sociali e due carabinieri. Gli mostrarono un foglio di carta firmato da un giudice in cui c’era scritto che avrebbero portato via il bambino perché lui non aveva alcun diritto. La legge non gli aveva consentito di adottare il figlio del suo amore e ora quel bambino, che non aveva più né un padre né una madre biologica, sarebbe finito in un orfanatrofio e non sarebbe più potuto stare col suo papà.
Franco provò a reagire, tentò di impedire che portassero via il bambino ma un carabiniere lo trattenne e guardandolo con disprezzo gli urlo:

<< Stai fermo o ti arresto per oltraggio a pubblico ufficiale, frocio di merda>>.

 


Sono una roccia

roccia
Un giorno d’inverno
In un profondo e scuro dicembre
Io sono solo
Osservando dalla finestra
Le strade sottostanti
Ricoperte da un fresco silenzioso manto di neve
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho costruito mura
Una fortezza alta e potente
Che nessuno può penetrare
Non ho alcun bisogno di amicizia
L’amicizia può causare dolore
La sua allegria e la sua piacevolezza io disdegno.
Sono una roccia
Sono un’isola
Non parlare d’amore
Vero, ho già sentito questa parola prima
Sonnecchia nella mia memoria
Non voglio disturbare il riposo
Di sentimenti che sono morti
Se io non avessi mai amato
Non avrei mai pianto
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho i miei libri
E la mia poesia per proteggermi
Sono chiuso nella mia armatura
Nascosto nella mia stanza
Sicuro nel mio utero
Non tocco nessuno e nessuno può toccare me
Sono una roccia
Sono un’isola
E le rocce non provano dolore
E le isole non piangono mai.



Disperazione

Disperazione
è dentro me
come i miei pensieri,
è dentro me
come i miei respiri,
è la disperazione
che gonfia le mie vene,
che riga la fronte di sudore,
che fa scoppiare il cuore
dentro il petto
e urlare di dolore,
è la disperazione
che lascia i segni sulle mani,
che mi sveglia di notte
mentre l’anima grida forte,
è la disperazione
perché mi sento un alieno
in questo mondo
che non è il mio,
perché nessuno
può capire ciò che provo,
perché nessuno
si è mai sentito così solo.

Per noi

Per noi
Un vuoto dentro l’anima
come queste stanze
dove non sento più la tua presenza,
dove le ore passano lente
come graffi sulla pelle
e il dolore mi strazia il cuore,
mi fa morire.
Vedo ancora i tuoi occhi
guardarmi dolcemente,
sento ancora le tue risa
che accendevano i miei giorni,
il tuo sorriso ormai
risplende solo nei miei ricordi.
Tu non ci sei più,
non tornerai mai più
ed io non so come farò senza te,
non so come farò a sopravvivere
al dolore, alla tristezza,
non riesco a immaginarmi senza te.
Lascerò che la vita mi scorra addosso
vivendo di quei momenti passati insieme
aspetterò, mentre il tempo mi consuma,
per scoprire se ci sarà ancora
un momento per noi.

 


Voglia di vivere

voglia di vivere
Solo un dolce ricordo,
un’ immagine, un gioco
della mia memoria,
un dolore che non so spiegare,
soltanto questo sei per me
piccola dolce Sabby,
il tempo che è passato non ha spiegato
i tanti  “perché”.
Eri una terra inaridita,
bruciata da dolorose esperienze
e nel gelo della tua anima
il mio cuore non ha resistito,
non ha trovato la forza
per cercare più in fondo,
oltre il profumo della tua pelle,
perché l’amore si nutre d’amore,
perché la vita ha bisogno di vita
e in te c’era soltanto il vuoto,
il vuoto della solitudine
il niente di chi si è ormai arreso.
Non avevi niente da dare
e non sapevi cosa chiedere,
piccola dolce Sabby,
ed io non ho saputo,
non ho voluto
cercare di cambiarti
perché la mia anima
si specchiava nella tua,
perché il mio dolore cresceva con il tuo,
perché dentro di noi la vita
ci toglieva la voglia di vivere.

Blog IIS Giorgi milano prof. manna

Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

EdnaModeblog

Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

Scrittore è colui che decide di essere libero.

La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Chiarasaracino's Blog

essere distanti

Merlin Chesters

Wizard, archaeologist, historian

Citazioni Della Mia Mente

"Aut insanit homo, aut versus facit." (Orazio)

Il colibrì

L'Economia e la Politica alla portata di tutti

LIVINGWOMEN

scrittura arte teatro musica scuola cultura fotografia società gender sostenibilità

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: