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Il ritorno

Tratto da Il Robot cap IV
Quando Lucas uscì dall’ufficio del padre, si sentì sollevato e felice per essere tornato e per averlo rivisto. Da quando sua madre era morta, il suo vecchio genitore rappresentava l’unico legame di sangue e l’unica famiglia che aveva. Ripensò a Dana e al progetto di sposarla e avere dei bambini con lei. Sapeva che il rapporto non poteva più essere ricucito e che averla abbandonata senza nessuna spiegazione né un saluto aveva provocato una ferita troppo profonda e insanabile. Sentì un dolore insopportabile e i suoi occhi diventarono lucidi. Sarebbe voluto tornare indietro per ascoltare i consigli del suo amico, non sarebbe mai dovuto andar via, non in quel modo.
Senza quasi rendersene conto si trovò davanti all’abitazione di Dana. Lucas rimase in auto, incerto sul da farsi, per alcuni minuti, non sapeva se scendere e provare a scusarsi o se andare via e arrendersi all’evidenza che ormai l’aveva perduta per sempre. Alla fine prese l’unica decisione possibile, accese l’auto e andò via. La strada che l’avrebbe riportato a casa sembrava interminabile, la percorreva con la voglia di premere al massimo l’acceleratore e lasciare al destino la scelta di farlo vivere o morire.
Lo squillo del cellulare lo distolse dai suoi pensieri facendolo ripiombare nella realtà. I fari delle auto luccicavano come stelle attraverso il filtro delle lacrime che bagnavano i suoi occhi. Si passò una mano sulle palpebre cercando di mettere bene a fuoco la strada davanti a sé e, dopo aver schiarito la voce, toccò l’icona della cornetta telefonica sullo sterzo e rispose alla chiamata.
<<Pronto!>>
<<Lucas, dove sei?>>
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Un papà

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                Marco era un ragazzo esile e solitario, aveva lo sguardo sempre perso tra le nuvole a inseguire pensieri e sogni. Aveva avuto un’adolescenza difficile, passata a sfuggire al bullo di turno, aveva ottenuto il diploma con fatica per la poca volontà di andare a scuola ad affrontare ragazzi ostili e cattivi. C’era lei però, Valeria che era stata un’amica dolce e preziosa, l’unica a capire il suo disagio e a restargli vicino nei momenti più difficili. Una grande amicizia che si trasforma in amore, un sentimento forte che diventa matrimonio e, dopo qualche anno, un figlio desiderato e amato che fortifica un legame fatto di rispetto e fiducia. La vita di Marco sembrava finalmente felice, anche se sentiva sempre un vuoto dentro, fatto d’insoddisfazione e paura.
Una sorte malevola e dispettosa aveva portato via la sua Valeria per una stupida complicazione durante il parto. Era rimasto solo con il suo bambino, l’unica ragione della sua vita, un amore più grande di tutto. Occuparsi di suo figlio Giorgio, era diventato il suo unico motivo per vivere quella vita che, in fondo, non aveva mai amato.
Era passato più di un anno quando conobbe Franco. Si erano conosciuti in un bar e avevano subito legato. Erano entrambi attratti da qualcosa d’inspiegabile, da qualcosa cui erano sfuggiti per anni rinnegando se stessi e i propri desideri più intimi e personali. Un amore vero, diverso da quello che aveva provato per la sua Valeria, un legame troppo forte, una catena che nessuno poteva spezzare.
Trascorsero insieme dieci anni felici, si unirono civilmente e la loro famiglia era solida e serena. Giorgio cresceva sano e felice e amava i suoi due papà che si occupavano di lui senza mai fargli mancare nulla. Quella sorte malevola e dispettosa aveva voluto prendersi ancora gioco di lui e quando Marco aveva creduto di aver raggiunto la felicità e si sentiva finalmente appagato e pieno di voglia di vivere, fu colto da un malore e morì in breve tempo.
Fu enorme il dolore del piccolo Giorgio che aveva però ancora un papà, un àncora cui aggrapparsi per sostenersi e un amore forte e bello come quello che solo un papà può darti. Franco amava il figlio di Marco come fosse suo e avrebbe sacrificato la vita per il suo bambino.  Un giorno però, senza neanche aspettare che il dolore si fosse placato, si presentarono alla porta di casa sua due donne dei servizi sociali e due carabinieri. Gli mostrarono un foglio di carta firmato da un giudice in cui c’era scritto che avrebbero portato via il bambino perché lui non aveva alcun diritto. La legge non gli aveva consentito di adottare il figlio del suo amore e ora quel bambino, che non aveva più né un padre né una madre biologica, sarebbe finito in un orfanatrofio e non sarebbe più potuto stare col suo papà.
Franco provò a reagire, tentò di impedire che portassero via il bambino ma un carabiniere lo trattenne e guardandolo con disprezzo gli urlo:

<< Stai fermo o ti arresto per oltraggio a pubblico ufficiale, frocio di merda>>.

 


Insieme

copertina il mostro
…      I suoi occhi erano di un verde appena accennato ed erano lucidi come quelli di chi ha pianto a lungo. Quello sguardo profondo era perso in mille pensieri e nel tormento di un’anima che ha provato troppa sofferenza ma che non si è ancora rassegnata a una vita di disagi e umiliazioni. Le sue dita lunghe e sottili tremavano leggermente nel sostenere la tazzina del caffè ma una strana forza, mista a un’incredibile determinazione, gli aveva dato il coraggio di prendere quella decisione.
            <<Papà viene con noi?>>
            <<Papà se n’è andato.>>
            <<Quando ritorna?>>
            <<Non tornerà più.>>
            <<Perché è andato via? Avete litigato di nuovo?>>
            <<Smettila di fare domande e finisci di vestirti.>>
            <<Mamma mi allacci le scarpe che io non sono capace?>>
            <<Certo tesoro. Scusami amore mio se sono stata sgarbata, ma non mi sento bene. Vedrai che le cose cambieranno. Andremo ad abitare in una bella casa, tutta nostra, avremo tutto quello che desideriamo e non ci mancherà mai niente. Andrai a scuola con dei vestiti nuovi e di marca, come quelli dei tuoi compagni, non ti mancheranno mai né il cibo né i giocattoli. Ti comprerò quel computer che ti piaceva e saremo tanto felici.>>
            <<Io sono felice, mamma. Vorrei solo che papà tornasse presto perché mi manca.>>
            <<Lo vorrei anch’io, tesoro, ma non credo che succederà mai. Papà non sopportava più di vivere così e ci ha lasciati, è partito senza dire dove sarebbe andato.>>
            <<Mamma, ma se cambiamo casa, come farà papà a trovarci se decidesse di tornare?>>
            <<Gli lasceremo il nuovo indirizzo, non preoccuparti.>>
            <<Io sono pronto. Posso portare George con me?>>
            <<Certo, anche se non capisco cosa ci trovi in quel maiale di pezza.>>
            <<Lui è il mio amico.>>
            <<Ok, andiamo.>>
            La donna si era guardata intorno come se cercasse qualcosa tra le pareti della sua casa o come se cercasse di rivivere per l’ultima volta quei ricordi di cui quelle mura erano intrise. Abbassò lo sguardo, afferrò con una mano le chiavi di casa e con l’altra strinse la mano di suo figlio. Uscirono, chiudendo dietro di loro la porta, senza voltarsi scesero le scale fino a giungere in strada.
            Una piccola auto li attendeva, arroventata dal sole. Nonostante fosse ancora presto, il sole aveva già reso le lamiere dell’auto così calde che era impossibile toccarle. La donna aprì lo sportello, abbassò i finestrini e, dopo aver atteso qualche minuto che la macchina si fosse raffreddata, fece salire sul sedile posteriore il suo bambino. Dopo qualche tentativo di avviare il motore, l’auto partì liberando nell’aria una piccola nuvola di fumo nero.
            La strada era piena di macchine e gli altri automobilisti urlavano e imprecavano suonando incessantemente i clacson. Teresa non sentiva quel frastuono, era assorta nei suoi pensieri, fissava la strada sorreggendosi il viso con la mano sinistra e tenendo il braccio appoggiato allo sportello dell’auto. All’improvviso un urlo di suo figlio la fece trasalire, si voltò alla sua destra e vide che un uomo con un borsone si era introdotto nella sua vettura e si era seduto sul sedile anteriore. Lo sconosciuto aveva un aspetto gradevole, era vestito con abiti casual ma di marca e quindi anche costosi. Il viso era curato e i lineamenti non sembravano quelli di un delinquente, anzi il suo aspetto sembrava quello di un manager d’azienda.
            <<Chi è lei? Scenda subito dalla mia macchina!>> aveva urlato, terrorizzata.
            <<Stai zitta e non ti succederà niente>>, disse l’uomo puntandole una pistola contro un fianco.
<<Che cosa vuole? Noi non abbiamo niente>>, rispose Teresa mentre alcune lacrime rigavano il suo viso.
            <<Stai tranquilla, cazzo. Non voglio farvi del male, ho solo bisogno di un passaggio.>>
            <<Puoi prendere la mia macchina ma lasciaci andare.>>
            <<Che cosa me ne faccio di questo catorcio? Ho bisogno di qualcuno che guidi al posto mio e tu eri l’unica con lo sportello con le chiusure alzate.>>
            <<Non farci del male, per favore.>>
            <<Tu devi essere stupida o non mi stai ascoltando. Ti ho detto che mi serve solo un passaggio e se non farai cazzate non vi succederà nulla.>>
            <<Mamma, ho paura!>> urlò il bambino, piangendo.
            <<Fallo stare zitto!>>
            <<Stai tranquillo amore mio, non piangere. Non ci succederà niente.>>
            Teresa aveva superato la paura iniziale e nei suoi occhi c’era una strana luce come se avesse colto in quello che le stava succedendo un’opportunità.
            <<Che cazzo hai da guardare, pensa a guidare>> esclamò l’uomo, puntando di nuovo la pistola contro il suo fianco.
            <<Non puoi pretendere che il bambino stia tranquillo se continui a spaventarlo con quella pistola.>>
            <<Hai ragione ma non mi piace il tuo sguardo. Non farti venire strane idee in testa o non ne uscirete vivi.>>

Puoi leggere il racconto completo acquistando “Il Mostro”

 


Un po’ de “Il Robot cap. 3”

copertina il mostro

<<Ciao Lucas.>>
<<Ciao Joshua. Come hai fatto a trovarmi?>>
<<Mi ha detto Buby che non stai tanto bene e che ti avrei trovato qui. Che fai?>>
<<Niente, ripensavo a quante volte da bambini siamo stati qui a giocare e a pescare. Ti ricordi il cinguettio degli uccellini, le rane, i pesci, era un luogo pieno di vita e adesso questo lago sembra morto, non si sente più nessun rumore.>>
<<Già, l’inquinamento sta distruggendo tutto. Mio padre mi diceva sempre che non tutti i mali vengono per nuocere. Chissà, forse le lucertoline non sono arrivate qua per caso. Forse era destino che salvassero il nostro mondo dalla distruzione.>>
<<Che cosa vorresti dire?>>
<<Quello che è successo in questo lago sta capitando dappertutto. La Terra non è più in grado di sopportare quello che gli stiamo facendo. Abbiamo bisogno di quel metallo, è la sola speranza che abbiamo per posticipare una fine inevitabile.>>
<<Dici che non ce la caveremo senza?>>
<<Non lo so, ma di certo non possiamo continuare così. Il clima, l’ambiente, tutto sta cambiando in peggio. La nostra sopravvivenza è in serio rischio se non facciamo qualcosa. O rinunciamo al progresso e ripartiamo da zero o abbiamo la necessità di trovare dell’energia pulita. Nonostante ci sia una crisi demografica, noi umani siamo sempre troppi per riuscire a sopravvivere ancora per molto con lo stesso tenore di vita.>>
<<Pensi quindi che abbiano fatto bene? Che il fine giustifica i mezzi?>>
<<No, quello che hanno commesso è un crimine e non può essere giustificato ma ormai è stato fatto, non si può più tornare indietro. Cerchiamo di fare in modo che sia servito a qualcosa, che non sia stato inutile.>>
<<Io sono stanco Joshua, non mi va più. Ho creduto davvero che avremmo fatto del bene, che avremmo cambiato il mondo con i nostri robot e invece anche noi siamo responsabili. Abbiamo contribuito affinché potesse succedere quello che è accaduto, li abbiamo uccisi anche noi.>>
<<È vero! Che cosa vuoi che ti dica? Lo avrebbero fatto lo stesso però, anche senza di noi. Se adesso abbandoniamo tutto, non potremo fare niente per rimediare. Non potremo impedire che anche i pochi superstiti della bomba siano eliminati dai coloni che andranno a prendere il metallo. Quel pianeta rinascerà, le nuvole scompariranno e tornerà a vivere ma dobbiamo fare in modo che non sia distrutto da gente che pensa solo al profitto e non ha rispetto di nulla.>>
<<Forse hai ragione ma io non voglio più continuare, ne ho abbastanza di dover sopportare gente come mio padre. Sono stufo di essere usato e manipolato. Ho solo voglia di andar via, voglio un posto tranquillo e isolato, un’isola lontana da tutto questo, dal progresso, dall’arrivismo, dall’avidità, dalla smania di ottenere tutto a qualunque costo.>>
<<Ti vuoi arrendere?>>
<<Sì, ho bisogno di andarmene. Cercati un altro direttore commerciale.>>
<<Devi crescere Lucas, non puoi fuggire sempre. Hai delle responsabilità verso chi ti vuole bene, non puoi abbandonare tutti e scappare come facevi da bambino.>>

Analisi del 2015

Voglio ringraziare gli amici e le amiche che con il loro affetto  hanno permesso al mio blog di crescere e di raggiungere questi risultati. Un grandissimo abbraccio a tutti voi e i miei migliori auguri di un felice anno nuovo.

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Una metropolitana a New York trasporta 1 200 persone. Questo blog è stato visto circa 7.000 volte nel 2015. Se fosse una metropolitana di New York, ci vorrebbero circa 6 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.


Il miglior antivirus gratuito in Italiano – 2015

antivirus
Sono passati quasi due anni dal mio primo post sugli Antivirus, ho deciso quindi di aggiornarvi sulle novità e raccontarvi le esperienze fatte in questi mesi.
Incuriosito da un commento al mio vecchio post, ho deciso di provare Comodo Free Antivirus.
Premetto che possiedo due notebook e in entrambi ho Avast free Antivirus. Ho installato Comodo su quello un po’ più datato per testarne l’efficacia e devo dire che è un antivirus completo anche nella versione gratuita. La caratteristica che più mi è piaciuta è il “Desktop virtuale” che permette di provare dei programmi o dei file senza installarli nel sistema operativo, questo impedisce ai virus di danneggiare Windows ma offre anche altri vantaggi, come ad esempio poter usare dei programmi con licenza “Trial” (con scadenza) più volte. Offre un Browser (Chromodo) basato su Chrome di Google, che dovrebbe garantire maggiore sicurezza nella navigazione. Esiste anche in lingua italiana ed è uno dei pochi antivirus gratuiti della rete che possono essere utilizzati anche per fini commerciali. La sua licenza d’uso permette, infatti, di utilizzarlo anche negli uffici e nelle aziende e non solo nel computer di casa. Comodo Antivirus presenta un’interfaccia gradevole, lineare e abbastanza intuitiva che permette di gestire senza troppi problemi tutte le opzioni dell’antivirus anche da parte degli utenti meno esperti. Anche l’installazione è abbastanza agevole e la registrazione automatica del prodotto è assolutamente opzionale.
Dopo l’entusiasmo iniziale ho  notato un rallentamento del mio Notebook e mi sono accorto che anche l’aggiornamento dell’antivirus è piuttosto lento quindi, al contrario di quanto si legge in altre recensioni, Comodo è molto pesante nei sistemi non nuovissimi. Ho deciso di installarlo anche sul notebook più nuovo, sperando di non riscontrare gli stessi problemi, ma me ne sono pentito. Subito dopo l’installazione non funzionava più la tastiera e nell’arco di qualche secondo il PC si è bloccato del tutto. Dopo diversi tentativi di scoprire il motivo di questo problema, ho dovuto disinstallarlo usando la modalità provvisoria perché all’avvio di Windows il pc si bloccava immediatamente. Ho cercato su internet il motivo di quanto accaduto e ne ho dedotto che questo antivirus non è compatibile con tutti i computer ma può creare dei problemi anche seri. Comodo continua a essere considerato da tutti, in confronto ad Avast, Avg e Avira, più scarso nella rivelazione di virus e malware e se aggiungiamo che rallenta il PC e rischia di bloccarlo del tutto, è chiaro che è meglio evitarlo.
Spero che la mia esperienza vi eviti di dover portare il vostro PC a un centro assistenza. Io e la maggior parte di chi fa recensioni sugli antivirus, concordiamo che, a oggi, Avast resta il migliore per leggerezza, precisione e completezza.

Per noi… ce la farò.

Per noi
Un vuoto dentro l’anima
come queste stanze
dove non sento più la tua presenza,
dove le ore passano lente
come graffi sulla pelle
e il dolore mi strazia il cuore,
mi fa morire.
Vedo ancora i tuoi occhi
guardarmi dolcemente,
sento ancora le tue risa
che accendevano i miei giorni,
il tuo sorriso ormai
risplende solo nei miei ricordi.
Tu non ci sei più,
non tornerai mai più
ed io non so come farò senza di te,
non so come farò a sopravvivere
al dolore, alla tristezza,
non riesco a immaginarmi senza di te.
Lascerò che la vita mi scorra addosso
vivendo di quei momenti passati insieme
aspetterò, mentre il tempo mi consuma,
di scoprire se ci sarà ancora un momento
per noi.

Un amore si libera,
stranamente dall’anima
e rimane anche se te ne vai
ma mi sembra impossibile
un amore invincibile
è dolore e dopo che sarà?
Io non lo so, io non lo so
ma ero nel cielo ed ho perso le ali,
cosa farò?
Camminerò, camminerò
e questo amore che porta il tuo nome dimenticherò
ce la farò, ma adesso no
ora che parlo di te ancora, ancora no
ce la farò, ma adesso no
voglio pensarti una notte ancora,
ancora un po’.
E’ la mia solitudine, una droga per l’anima
non averti e non cercarti più,
cominciare a sorridere e pensare che ci sarà un amore
anche se non sei tu.
Ci proverò, ci proverò
dal tuo ricordo non posso scappare
ma ci proverò e camminerò, camminerò
e anche se l’aria mi basta appena
non mi fermerò
ce la farò ma adesso no,
lasciami stare a pensare a sognare che ti rivedrò
ce la farò ma adesso no
voglio restare nel buio a guardare
adesso no
se bastasse la volontà
per cambiare la realtà
con te potrei riuscirci io,
con la voglia di vivere,vivere e morire di te,
di questo amore mio.
Ce la farò ma adesso no,
voglio cercarti una notte ancora ancora un po’
ce la farò, adesso no
voglio pensarti una notte ancora, adesso no.
Il tempo passa e ce la farò, con il tempo ci riuscirò ma
adesso no.

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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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Chiara Saracino

Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

Citazioni Della Mia Mente

"Aut insanit homo, aut versus facit." (Orazio)

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