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Il ritorno

Tratto da Il Robot cap IV
Quando Lucas uscì dall’ufficio del padre, si sentì sollevato e felice per essere tornato e per averlo rivisto. Da quando sua madre era morta, il suo vecchio genitore rappresentava l’unico legame di sangue e l’unica famiglia che aveva. Ripensò a Dana e al progetto di sposarla e avere dei bambini con lei. Sapeva che il rapporto non poteva più essere ricucito e che averla abbandonata senza nessuna spiegazione né un saluto aveva provocato una ferita troppo profonda e insanabile. Sentì un dolore insopportabile e i suoi occhi diventarono lucidi. Sarebbe voluto tornare indietro per ascoltare i consigli del suo amico, non sarebbe mai dovuto andar via, non in quel modo.
Senza quasi rendersene conto si trovò davanti all’abitazione di Dana. Lucas rimase in auto, incerto sul da farsi, per alcuni minuti, non sapeva se scendere e provare a scusarsi o se andare via e arrendersi all’evidenza che ormai l’aveva perduta per sempre. Alla fine prese l’unica decisione possibile, accese l’auto e andò via. La strada che l’avrebbe riportato a casa sembrava interminabile, la percorreva con la voglia di premere al massimo l’acceleratore e lasciare al destino la scelta di farlo vivere o morire.
Lo squillo del cellulare lo distolse dai suoi pensieri facendolo ripiombare nella realtà. I fari delle auto luccicavano come stelle attraverso il filtro delle lacrime che bagnavano i suoi occhi. Si passò una mano sulle palpebre cercando di mettere bene a fuoco la strada davanti a sé e, dopo aver schiarito la voce, toccò l’icona della cornetta telefonica sullo sterzo e rispose alla chiamata.
<<Pronto!>>
<<Lucas, dove sei?>>
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E non importa nient’altro

Così vicino, non importa fino a dove
non potrebbe essere molto più lontano dal cuore
dobbiamo sempre credere in chi siamo
E non importa nient’altro
Non mi sono mai aperto in questo modo
La vita è nostra, la viviamo a modo nostro
non è solo per dire tutte queste parole
E non importa nient’altro
Fidati, io cerco e trovo in te
Ogni giorno per noi è qualcosa di nuovo
Mente aperta per un modo diverso di vedere le cose
E non importa nient’altro
Non mi è mai importato di quello che fanno
Non mi è mai importato di quello che sanno
ma io so


Un piccolo assaggio…

Questo è un piccolo frammento del mio libro “Il robot e altre storie”. Vi ricordo che potete scaricarlo dai link che trovate nella pagina dedicata al libro cliccando su: https://antoniotomarchio.wordpress.com/il-mio-libro/

               All’improvviso sentì un rumore provenire dal bosco, sembravano dei passi molto pesanti, come quelli di una creatura metallica, pensò che qualche altro concorrente del torneo fosse venuto in quel bosco a fare delle prove. Era curioso e voleva vedere a che punto erano i suoi avversari, si addentrò quindi tra gli alberi stando attento a non far sbattere il suo costoso giocattolo ma soprattutto a non sbattere lui. In quel momento si rese conto che avrebbe dovuto fornirlo di una microcamera così da avere anche il punto di vista del suo robot.
                A un tratto lo vide, sembrava un uomo molto robusto, era color grigio scuro come la canna di un fucile e luccicava sotto la luce del sole che passava tra la fitta boscaglia.
                Il robot aveva un aspetto molto minaccioso, non come certi automi ridicoli che aveva visto al torneo. Nel viso aveva due occhi luminosi e poi c’era una mascherina simile a quella dei chirurghi, ma trasparente e spigolosa come un diamante, che copriva la bocca. Non aveva un’aria molto rassicurante e si muoveva lentamente tra gli alberi.
                Joshua si accorse che il robot poteva vedere perché continuava a muovere la testa in tutte le direzioni come se cercasse qualcosa, ma restò sbigottito soprattutto nel vedere che non c’era nessuno a guidarlo.
                Improvvisamente lo vide correre a una velocità impressionante, notò che con una spallata aveva sradicato un albero e ne restò stupefatto, ma ciò che vide dopo lo terrorizzò. Il robot aveva colpito qualcosa che aveva inseguito fino a poco prima, ma ciò che gli faceva tremare le gambe, era come lo aveva colpito, infatti, un potente fascio di luce simile a un laser, era fuoriuscito da un piccolo foro al centro del petto, impattando violentemente contro il suolo.
                <<E’ proibito! Maledizione, è proibito inserire armi nei robot! Se questi sono i miei avversari, non ho nessuna possibilità di vincere!>> pensò, arrabbiato e frustrato.
                Fece nascondere il suo automa dietro un grosso albero e spense il controller in modo da potersi muovere liberamente senza trascinarselo dietro. Si avvicinò ancora per vedere meglio, intanto il robot si era chinato per raccogliere il bersaglio appena colpito, un grosso coniglio pendeva ormai senza vita dalle sue grandi mani metalliche.
                <<Che bastardo, utilizza il robot per cacciare dei conigli!>> esclamò.
                Poi rimase impietrito quando si accorse che non solo quello strano robot ci vedeva benissimo ma era anche capace di sentire e adesso lo fissava con aria minacciosa. Sentì il sangue raggelarsi nelle vene e un brivido percorrere la sua giovane schiena.
                <<Cavolo! Adesso sono cazzi…>> pensò, mentre lentamente cercava di allontanarsi.
                Lo strano robot cominciò a correre verso di lui che intanto si era dato alla fuga.
                <<Sono spacciato! Mamma, sono spacciato!>>
                <<Aiuto! Aiuto!>> gridò.

Omicidio perfetto

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                << La donna stava lavando i piatti, il marito era seduto al tavolo della cucina e guardava la TV. Non si sono accorti di nulla. Ho fatto entrare il gas narcotizzante dalle prese d’aria, pochi istanti e hanno perso conoscenza. Introdurmi in casa è stato un gioco da ragazzi, non ho lasciato nessun segno di effrazione né impronte, ho preso prima la donna e l’ho posata sul letto, poi il marito, per fortuna non pesavano molto, l’ho tenuto seduto accanto a lei e con il coltello che ho preso dalla cucina, ho colpito la donna con diverse coltellate. Gli spruzzi di sangue sono finiti sul pigiama dell’uomo, sapevo che potevo sfidare chiunque a capire che non era stato il marito a ucciderla. Poi ho messo il corpo dell’uomo accanto a quello della moglie e con lo stesso coltello, stretto ancóra nella sua mano, gli ho tagliato la gola. Tutto è andato come avevo previsto, nessuno ha sospettato di niente. La polizia ha avuto la soluzione, semplice, ovvia. Perché indagare? Un chiaro caso di omicidio suicidio e che importa se i parenti e gli amici hanno detto che si amavano e che mai avrebbero fatto una cosa simile. L’autopsia in questi casi è soltanto una formalità nessuno farebbe un test tossicologico per cercare del gas narcotizzante, in realtà non so se il gas lasci qualche traccia, ma sono sicuro che di fronte all’evidenza nessuno indaghi, tutto è archiviato in breve tempo. E’ stato un omicidio perfetto, l’ennesima opera d’arte. >>
         << Tu sei pazzo, perché lo racconti a me? Pensi che potrei assolverti dai tuoi peccati? Pentiti! Vai a costituirti e forse Dio avrà pietà della tua anima. >>
         << Che cosa dice Padre? A me non interessa la sua assoluzione né quella del suo Dio. Io sono un artista e un vero artista non si pente mai di aver creato un’opera d’arte. Crede che Michelangelo si sia pentito di aver dipinto la Cappella Sistina? >>
         << Sei solo un assassino! Un pazzo criminale! >>
         << Senti da quale pulpito viene la predica. La chiesa ha commesso, ha fatto commettere e si è resa complice di milioni di omicidi. Ha dimenticato il tribunale dell’inquisizione? Tutte le persone che avete bruciato vive? Le guerre che sono state fatte in vostro nome? Il vostro colpevole silenzio sull’olocausto? Lei non può giudicarmi Padre, lei deve soltanto ascoltare. >>
         << Perché sei venuto da me? Non hai paura che possa raccontare tutto alla polizia? >>
         << Lei è un prete ed è tenuto a rispettare il segreto confessionale, non può tradirmi. Un artista vorrebbe far vedere le sue opere al mondo intero, io mi devo accontentare di lei per far vedere la grandezza delle mie opere. >>
         << Come fai a definire opere d’arte degli omicidi? >>
         << Come potrei definirli altrimenti? Ne ho commessi a decine e nessuno a mai sospettato di me. Incidenti, regolamenti di conti tra mafiosi, morti naturali, omicidi in cui è stato accusato un innocente. Ho sempre fatto tutto talmente bene che a nessuno è mai venuto il sospetto che l’evidenza fosse diversa dalla realtà. Il mio capolavoro è stato fare accusare quella madre dell’omicidio del figlioletto. Ho spiato quella famiglia per mesi, ho trovato il momento giusto quando la signora è uscita da casa per accompagnare l’altro figlio allo scuolabus, sono entrato dal garage, il bambino dormiva, mi sono coperto col pigiama della madre e gli ho sfondato il cranio a martellate, poi sono uscito da dove ero entrato, nessuno mi ha visto. E’ stato divertente seguire le indagini e il processo, non le ha creduto nessuno per quanto potesse gridare la sua innocenza, anni d’indagini, perizie della polizia scientifica e non hanno capito. Sono stato bravo, non ho lasciato alcuna traccia del mio passaggio. Un capolavoro, la mia più grande opera d’arte. >>
         <<Maledetto assassino! Perché hai scelto me tra tanti preti? Perché mi tormenti? Perché vuoi che io condivida con te questi crimini? >>
         << Hai dimenticato Padre? Non ricordi più le tue mani avide sul mio corpo di bambino? Le tue carezze proibite, i tuoi baci che violavano la mia innocenza? Dov’era il tuo Dio mentre abusavi di me? >>
         << Chi sei tu? >>
         << Lo hai fatto a così tanti bambini che non ti ricordi più di me, vero? Lurido porco. >>
         << Vattene via! Esci da questa chiesa! Tu sei il diavolo. >>
         << Anche tu sei un diavolo, ti sei travestito da prete e ora brucerai vivo dentro la tua chiesa. >>
         L’uomo si allontanò mentre la piccola chiesa di campagna prendeva fuoco, le urla del parroco risuonavano nel silenzio della notte, la luna e le stelle brillavano nel cielo limpido, indifferenti alle piccole tragedie umane.
         Una stufa dimenticata accesa, un banale incidente. Un povero prete di campagna, vittima del freddo, è morto con un’orribile espressione di terrore sul suo viso carbonizzato.
“Questo racconto è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.”


Profumo di donna

profumo di donna 4

Quarta e ultima parte.

 

        Ebbe di nuovo quella sensazione di essere osservata, avvertiva la presenza di qualcuno tra le mura domestiche, sentiva ancora quello sguardo posarsi sulla sua pelle nuda e il terrore impossessarsi di ogni atomo del suo corpo. Si voltò di scatto e vide l’ombra di un uomo con il capo coperto da un cappuccio a pochi passi da lei, tentò di urlare ma una mano si posò rapidissima sulla sua bocca impedendoglielo. Un odore acre penetrava dalle sue narici e gli faceva girare la testa, sentì le forze venirgli meno e cadde priva di sensi.
         Trascorsero alcuni minuti, poi un bruciore attorno alle labbra la fece svegliare, si sentiva confusa e aveva un forte mal di testa. Sentiva che qualcosa copriva i suoi occhi e la sua bocca e le impediva di vedere e di urlare, provò a muoversi ma delle corde le stringevano i polsi e le caviglie. Era immobilizzata, sdraiata sul letto con le braccia e le gambe divaricate, era totalmente in balìa di quell’uomo. Sarah avrebbe voluto implorarlo di non farle del male ma non riusciva a pronunciare nessuna parola mentre la benda che copriva i suoi occhi cominciava a inzupparsi delle sue lacrime.
         Non aveva mai provato una paura così grande, si sentiva impotente e sapeva che quell’uomo poteva farle qualunque cosa, nessuno sarebbe corso in suo aiuto e nessuno avrebbe percepito la sua disperazione. Sentì qualcosa di freddo e metallico, come la lama di un coltello o la canna di una pistola, sfiorare la sua pelle, la sentiva scendere lentamente dal collo fino alle spalle, poi sul seno, sui capezzoli, sullo stomaco, sul ventre e infine tra le gambe. Il freddo metallo accarezzava il suo corpo completamente nudo, la sua pelle s’increspava e lunghi brividi percorrevano la sua schiena, sentì la bocca calda e umida dell’uomo avvolgere i suoi capezzoli turgidi e baciarle il seno delicatamente.
         Il suo corpo era teso come la corda di un violino, il cuore sembrava impazzito, pareva scoppiarle nel petto, l’incertezza per la propria vita adesso si accompagnava alla certezza che sarebbe stata sicuramente violentata, in cuor suo sperava che quell’uomo si potesse accontentare e che le avrebbe almeno risparmiato la vita. Sentiva l’alito caldo e la lingua dell’aggressore ripercorrere lo stesso percorso del metallo, lo sentì soffermarsi sulle sue cosce lisce e levigate, nonostante l’età, e infine sul suo pube glabro. Sentiva quell’uomo annusare le sue parti intime, poi percepì che si allontanava rapidamente da lei.
         << Che cosa ti aspettavi? Dopo un giorno intero passato in ufficio >> pensò, meravigliandosi di aver partorito una frase simile.
         << Signorina Davies! Si svegli! E’ rimasta soltanto la sua scrivania da pulire >> disse ad alta voce Tommy mentre la scuoteva.
         Sarah ebbe un sussulto, si voltò improvvisamente fissando, con la bocca e gli occhi spalancati, il viso sorridente del ragazzo.
         << Cazz…! Mi sono addormentata come una stupida, che incubo orribile …>> esclamò sbadigliando.
         << Io ho quasi terminato Signorina, se vuole, posso darle un passaggio, è già passata la mezzanotte ed è pericoloso per una donna da sola avventurarsi per le strade. >>
         << Grazie Tommy, lo accetto volentieri >> esclamò ricambiando il sorriso del ragazzo.
         Uscirono insieme, dopo aver spento le luci e chiuso tutte le porte, presero l’ascensore e in breve tempo furono fuori dall’edificio.
         << Brrr… che freddo! Lì c’è la mia macchina… >> disse il ragazzo, indicando col braccio un punto della strada e coprendosi il capo col cappuccio della felpa.

Profumo di donna

profumo di donna 2

      Seconda parte

           Sarah sentiva ancora rimbombare il suo cuore nel petto, ma la presenza di quel ragazzo le teneva compagnia e attenuava la sua paura. Aveva finito la relazione, finalmente poteva andare via, inviò la mail al suo Capo, raccolse le sue cose e si affrettò a uscire dall’ufficio. Si recò verso l’ascensore, premette il pulsante e rimase in attesa. Sentiva l’eco di passi risuonare lungo i grandi corridoi che separavano gli uffici gli uni dagli altri, pensò che fossero del personale addetto alle pulizie, ma ormai una strana paura si era impossessata di lei.
         << Maledizione Jenny, le tue paure sono contagiose. Lavoro in questi uffici da vent’anni e non ho mai avuto così tanta paura come stasera >> pensava mentre le porte dell’ascensore si spalancavano davanti a lei.
         Era giunta in strada, aveva guardato in giro nella speranza di scorgere un taxi passare da quella via, ma non c’era anima viva, decise quindi di andare a prendere la metro. Continuava a sentire dei passi dietro di lei, come se qualcuno la seguisse, provò a fermarsi e notò che anche quel leggero rumore cessava subito dopo il battere dei suoi tacchi sull’asfalto. Il suo cuore aveva ricominciato a battere veloce, il suo respiro era nuovamente diventato affannoso mentre aveva accelerato il suo solito incedere a piccoli passi. Avrebbe voluto correre, chiedere aiuto a qualcuno, gridare, ma continuava a voltarsi e non vedeva nessuno dietro di sé, pensò di avere le allucinazioni, forse la paura le faceva immaginare dei rumori che in realtà non esistevano.
         Per fortuna alla stazione della metro c’erano altre persone che, come lei, aspettavano il passaggio del treno. Si sentì rincuorata, anche se in ognuna di quelle persone vedeva dei potenziali aggressori. Soprattutto la figura di un uomo, di cui non riusciva a scorgere il viso a causa della penombra e del cappuccio della felpa che indossava, aveva attirato la sua attenzione. Sarah sentiva che gli occhi di quell’uomo la fissavano, sentiva quello sguardo che toccava il suo corpo come delle mani bramose della sua carne.
         Salì velocemente nel treno e si sedette sul primo posto libero che vide, quell’uomo era salito nel suo stesso vagone e si era seduto voltandole le spalle per non farsi vedere in viso.
         << Cavolo, non succederà mai più che esco così tardi dall’ufficio, il Capo sarà anche un bastardo ma non mi licenzierà certo per un piccolo ritardo >> pensava mentre scrutava nervosamente l’orologio da polso.

Nessuno mi ha mai dato

Nessuno mi ha mai dato
I miei occhi cercano i tuoi
come un assetato cerca l’acqua,
come il fiume cerca il mare,
non ridere di me,
non ridere di queste mani
che non osano toccarti,
delle parole che non posso dirti,
il mio cuore è troppo vuoto
riempilo con la tua presenza,
riempilo con i tuoi sorrisi,
illumina i miei sogni
con la luce del tuo viso.
Sei come il sole dopo la tempesta
sei l’aria che debbo respirare,
fai sparire questa luna,
fai sparire questo buio,
apri questi pugni pieni di disperazione,
caccia via il dolore
per questa vita senza senso,
caccia via la paura
di vivere ogni giorno.
Dimmi se nei tuoi occhi
c’è un posto anche per me,
dimmi che il tuo cuore
batte come il mio
al tempo di un amore
che non ho mai trovato,
col calore di una carezza
che nessuno mi ha mai dato.

Pensieri Scritti - l'essenza - io esisto

- Si crea ciò che il cuore pensa - @ElyGioia

Evelyn

🇮🇹 27 y/o ♍ ✏ Drawing artist 📚 Cover artist Edizioni Underground? / Edizioni Open 🗨 Cartoonist 🌋 Sicilian blood ♥ Goth lover 📨evelynartworks@virgilio.it 👩🎨 Facebook / Twitter / Instagram: @EvelynArtworks

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Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza

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Ho sempre avuto il sospetto che l'amicizia venga sopravvalutata. come gli studi universitari, la morte o avere il cazzo lungo. noi esseri umani esaltiamo i luoghi comuni per sfuggire alla scarsa originalità della nostra vita. (Trueba)

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La filosofia, l'arte e la letteratura sono le chiavi di cui hai bisogno nella tua vita.

Chiara Saracino

Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

Citazioni Della Mia Mente

"Aut insanit homo, aut versus facit." (Orazio)

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