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Un papà

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                Marco era un ragazzo esile e solitario, aveva lo sguardo sempre perso tra le nuvole a inseguire pensieri e sogni. Aveva avuto un’adolescenza difficile, passata a sfuggire al bullo di turno, aveva ottenuto il diploma con fatica per la poca volontà di andare a scuola ad affrontare ragazzi ostili e cattivi. C’era lei però, Valeria che era stata un’amica dolce e preziosa, l’unica a capire il suo disagio e a restargli vicino nei momenti più difficili. Una grande amicizia che si trasforma in amore, un sentimento forte che diventa matrimonio e, dopo qualche anno, un figlio desiderato e amato che fortifica un legame fatto di rispetto e fiducia. La vita di Marco sembrava finalmente felice, anche se sentiva sempre un vuoto dentro, fatto d’insoddisfazione e paura.
Una sorte malevola e dispettosa aveva portato via la sua Valeria per una stupida complicazione durante il parto. Era rimasto solo con il suo bambino, l’unica ragione della sua vita, un amore più grande di tutto. Occuparsi di suo figlio Giorgio, era diventato il suo unico motivo per vivere quella vita che, in fondo, non aveva mai amato.
Era passato più di un anno quando conobbe Franco. Si erano conosciuti in un bar e avevano subito legato. Erano entrambi attratti da qualcosa d’inspiegabile, da qualcosa cui erano sfuggiti per anni rinnegando se stessi e i propri desideri più intimi e personali. Un amore vero, diverso da quello che aveva provato per la sua Valeria, un legame troppo forte, una catena che nessuno poteva spezzare.
Trascorsero insieme dieci anni felici, si unirono civilmente e la loro famiglia era solida e serena. Giorgio cresceva sano e felice e amava i suoi due papà che si occupavano di lui senza mai fargli mancare nulla. Quella sorte malevola e dispettosa aveva voluto prendersi ancora gioco di lui e quando Marco aveva creduto di aver raggiunto la felicità e si sentiva finalmente appagato e pieno di voglia di vivere, fu colto da un malore e morì in breve tempo.
Fu enorme il dolore del piccolo Giorgio che aveva però ancora un papà, un àncora cui aggrapparsi per sostenersi e un amore forte e bello come quello che solo un papà può darti. Franco amava il figlio di Marco come fosse suo e avrebbe sacrificato la vita per il suo bambino.  Un giorno però, senza neanche aspettare che il dolore si fosse placato, si presentarono alla porta di casa sua due donne dei servizi sociali e due carabinieri. Gli mostrarono un foglio di carta firmato da un giudice in cui c’era scritto che avrebbero portato via il bambino perché lui non aveva alcun diritto. La legge non gli aveva consentito di adottare il figlio del suo amore e ora quel bambino, che non aveva più né un padre né una madre biologica, sarebbe finito in un orfanatrofio e non sarebbe più potuto stare col suo papà.
Franco provò a reagire, tentò di impedire che portassero via il bambino ma un carabiniere lo trattenne e guardandolo con disprezzo gli urlo:

<< Stai fermo o ti arresto per oltraggio a pubblico ufficiale, frocio di merda>>.

 

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Sono una roccia

roccia
Un giorno d’inverno
In un profondo e scuro dicembre
Io sono solo
Osservando dalla finestra
Le strade sottostanti
Ricoperte da un fresco silenzioso manto di neve
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho costruito mura
Una fortezza alta e potente
Che nessuno può penetrare
Non ho alcun bisogno di amicizia
L’amicizia può causare dolore
La sua allegria e la sua piacevolezza io disdegno.
Sono una roccia
Sono un’isola
Non parlare d’amore
Vero, ho già sentito questa parola prima
Sonnecchia nella mia memoria
Non voglio disturbare il riposo
Di sentimenti che sono morti
Se io non avessi mai amato
Non avrei mai pianto
Sono una roccia
Sono un’isola
Ho i miei libri
E la mia poesia per proteggermi
Sono chiuso nella mia armatura
Nascosto nella mia stanza
Sicuro nel mio utero
Non tocco nessuno e nessuno può toccare me
Sono una roccia
Sono un’isola
E le rocce non provano dolore
E le isole non piangono mai.



Solo

solo
Solo, tra volti sconosciuti,
ascolto i miei passi sulla strada
sotto un cielo cupo,
cupo come i miei pensieri,
tra nuvole di emozioni
sento il battito profondo
del mio cuore
e ancora i volti della gente,
sguardi perduti
tra le vetrine dei negozi,
sono solo in questo infinito,
sono solo tra milioni di persone,
solo con i miei pensieri,
mentre dal cielo
la pioggia scende giù
come lacrime dal mio viso.

Lascia che sia
tutto così
e il vento volava sul tuo foulard,
avevi già
preso con te
le mani, le sere, la tua allegria.
Non tagliare i tuoi capelli mai,
mangia un po’ di più che sei tutt’ossa
e sul tavolo fra il tè e lo scontrino
ingoiavo pure questo addio.
Lascia che sia
tutto così
e il cielo sbiadiva dietro le gru,
no non cambiare mai
e abbi cura di te,
della tua vita e del mondo che troverai,
cerca di non metterti nei guai,
abbottonati il paltò per bene
e fra i clacson delle auto e le campane
ripetevo “non ce l’ho con te”
e non darti pena sai per me,
mentre il fiato si faceva fumo,
mi sembrava di crollare piano piano
e tu piano piano te ne andavi via
e chissà se prima o poi,
se tu avrai compreso mai,
se ti sei voltata indietro
e chissà se prima o poi,
se ogni tanto penserai,
che son solo…
e se adesso suono le canzoni,
quelle stesse che tu amavi tanto,
lei si siede accanto a me sorride e pensa
che le abbia dedicate a lei
e non sa di quando ti dicevo
“mangia un po’ di più che sei tutt’ossa”,
non sa delle nostre fantasie, del primo giorno
e di come te ne andasti via
e chissà se prima o poi
se tu avrai compreso mai
se ti sei voltata indietro…
e chissà se prima o poi
se ogni tanto penserai
che io solo… resto qui
e canterò solo, camminerò solo, da solo continuerò…

Profumo di donna

profumo di donna 3

Terza parte

        Era finalmente giunta a casa, per fortuna il suo appartamento non si trovava distante dalla stazione della metro, aveva chiuso a chiave ed era rimasta con le spalle poggiate alla porta mentre sentiva le gambe tremare ancora per la paura che l’aveva accompagnata fino a quel momento. Adesso finalmente aveva ritrovato la sua sicurezza, dentro casa sua poteva stare tranquilla. Si tolse la giacca e le scarpe, si sfilò la gonna, i collant e si sbottonò la camicetta mentre andava in punta di piedi verso il bagno. Insaponò il viso e si tolse il trucco, poi si slacciò il reggiseno e rimase in mutandine, infine aprì il frigorifero per prepararsi qualcosa da mangiare.
         Sarah era single, aveva avuto alcuni uomini nella sua vita ma ne aveva amato soltanto uno col quale aveva convissuto alcuni anni. Quella storia era finita e lei non era più riuscita a trovare l’uomo giusto, tutti quelli che si erano fatti avanti non erano come li avrebbe voluti lei, forse perché continuava a paragonarli al suo unico amore. Uno era troppo basso, uno troppo alto, uno troppo grasso, uno non era al suo stesso livello sociale, un altro non era abbastanza intelligente, ne aveva scartati parecchi e, ora che aveva passato da un po’ la quarantina, cominciava a rivalutare le sue scelte rendendosi conto di aver preteso troppo. In fondo, alcuni di quelli che aveva scartato, non erano così male e se avesse fatto meno la difficile forse avrebbe avuto un marito da amare e dei figli da accudire.
         Il suo orologio biologico le ricordava incessantemente che si stava facendo tardi, che aveva perso troppe occasioni e che non c’era più il tempo per aspettare il principe azzurro. Adesso però le occasioni erano sempre meno e gli uomini che ci provavano con lei erano sempre peggiori, i migliori si erano già sposati e i pochi ancora single erano pieni di stranezze e di difetti. Qualche volta aveva pensato di essere anche lei un po’ strana per non essere riuscita ad avere un rapporto normale con nessun uomo e per aver visto naufragare le poche storie che l’avevano intrigata. Come la volpe che disprezza il grappolo d’uva che non riesce a raggiungere, aveva cominciato a parlare male degli uomini con le sue amiche attirandosi le antipatie di quei pochi che erano ancora liberi e che avrebbero potuto interessarsi a lei.
         Aveva provato di tutto per conoscere degli uomini che non facessero parte della sua cerchia di amici e colleghi, i social networks, le chat, persino lo “speed date”, ma quegli appuntamenti al buio, quegli incontri occasionali erano stati una delusione, la realtà era ben diversa dai film romantici che amava vedere. Sarah sentiva il bisogno di essere amata, di avere un uomo nella sua vita che la proteggesse, che si occupasse di lei, che la aiutasse in tutte quelle cose che erano troppo impegnative per una donna di mezza età sola e indifesa. Era stanca di vivere in solitudine e sentiva il bisogno impellente di avere un figlio, ogni volta che vedeva un neonato o un cucciolo, i suoi occhi diventavano lucidi e riusciva a stento a trattenere le lacrime.
         Aveva preso dal frigo del cibo congelato e stava per metterlo nel forno a microonde quando improvvisamente tutte le luci si spensero.
         << Cavolo! Non ci voleva, deve essere saltata la corrente >> pensò, mentre vagava per la casa alla cieca in cerca di una candela.

Disperazione

Disperazione
è dentro me
come i miei pensieri,
è dentro me
come i miei respiri,
è la disperazione
che gonfia le mie vene,
che riga la fronte di sudore,
che fa scoppiare il cuore
dentro il petto
e urlare di dolore,
è la disperazione
che lascia i segni sulle mani,
che mi sveglia di notte
mentre l’anima grida forte,
è la disperazione
perché mi sento un alieno
in questo mondo
che non è il mio,
perché nessuno
può capire ciò che provo,
perché nessuno
si è mai sentito così solo.

Per noi

Per noi
Un vuoto dentro l’anima
come queste stanze
dove non sento più la tua presenza,
dove le ore passano lente
come graffi sulla pelle
e il dolore mi strazia il cuore,
mi fa morire.
Vedo ancora i tuoi occhi
guardarmi dolcemente,
sento ancora le tue risa
che accendevano i miei giorni,
il tuo sorriso ormai
risplende solo nei miei ricordi.
Tu non ci sei più,
non tornerai mai più
ed io non so come farò senza te,
non so come farò a sopravvivere
al dolore, alla tristezza,
non riesco a immaginarmi senza te.
Lascerò che la vita mi scorra addosso
vivendo di quei momenti passati insieme
aspetterò, mentre il tempo mi consuma,
per scoprire se ci sarà ancora
un momento per noi.

 


Te ne andrai via

te ne andrai via
Come la pioggia
bagna il mio corpo,
come il sole acceca i miei occhi,
come il vento
mi porta lontano,
così sei arrivata fino a me,
ma come la pioggia
presto si asciuga,
come il sole
scompare dietro le nuvole,
come il vento
smette di soffiare,
così te ne andrai via.
Perché il tempo passa,
perché il mondo gira,
perché dopo il giorno
viene sempre la notte,
perché finché avrò vita
ci sarà un motivo per soffrire,
ci sarà la consapevolezza
che tutto deve finire.

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