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Lasciami stare

lasciami stare
Lasciami stare,
lascia che ritrovi me stesso
e non chiedermi perché,
non voglio stare qui,
non voglio stare con te,
lascia che sia così,
ridammi il mio cuore,
cerca di capire
il passato non si può cancellare
e io non voglio più soffrire,
ho pianto troppo per dimenticare
e non voglio ricominciare,
non posso permetterti di farmi morire,
di giocare con me
per poterti divertire.
è un gioco che fa male
il gioco dell’amore,
è un gioco crudele
che non voglio più accettare,
è una guerra che ho già perso,
è la paura di sbagliare,
è la paura di scoprire
che posso ancora volare.

In un angolo del mio cuore

in un angolo del mio cuore
Libero, libero
volo nel cielo,
ti amo libertà,
amo la leggerezza
che sento nel mio cuore,
amo gli spazi infiniti
che sento dentro l’anima,
posso toccare le stelle,
i monti e sterminate pianure,
posso dire, fare e pensare
qualsiasi cosa
che sia diversa da lei.
Ti ho ritrovata mia libertà
quando credevo d’averti perduta,
tra le lacrime di una amore che finisce
in un angolo del mio cuore,
tra mille pensieri,
in fondo ad un dolore.

Mi manchi

mi manchi

Ho preferito la libertà
alle tue catene,
ho scelto di volare
invece del tuo amore,
ma adesso mi manchi,
mi manca la rabbia
per la tua inutile gelosia,
mi manca il dolore
che mi davi
graffiandomi il cuore,
mi manca il tuo sorriso,
i tuoi sospiri,
le tue labbra sul mio viso
e se adesso posso volare
non so dove andare
e penso che ti avrei potuto cambiare
se avessi voluto,
se avessi trovato quella forza
che non ho mai avuto.

La mia donna

La mia donna è l’amica che non stanca,
la mia banca, il mio avvocato,
la mia stella della sera;
non è un gioco vivere con me,
mi conosce come le sue mani,
è innamorata ma sa sempre quel che fa.
La mia donna è un discorso complicato,
una canzone che mi toglie tutto il fiato,
mi assomiglia,
è una foglia al vento come me,
sempre appesa al filo di un pallone,
fa il nido se è ferita,
mi sveglio e se n’è andata.
Donne immaginate e vere,
clandestine dentro al nostro confine
che affondano radici tenere
con il vestito di una notte sola;
donne d’amore, donne d’avventura
che ti asciugano la pioggia negli occhi,
quando sei lontano dal tuo cuore
e sei cattivo e non sai più capire
perché stai male con te.
La mia donna è una palma spettinata,
sa suonare e cucinare e per giocare
l’ho tradita,
lei mi ha detto potrei farlo anch’io,
stacci attento perché poi fa male
e gli occhi parlano chiaro
di più delle parole.
Donne in tasca e nei pensieri
che ci stancano e ci fanno parlare
due minuti di un amore insegnano
più di una vita a correre e cadere;
cambiare albergo non ti serve a niente,
le città, le stanze son tutte uguali,
quando schiacci i tasti dei ricordi,
quando hai capito tutto troppo tardi
e non puoi fare di più.
La mia donna è nel suo tempo migliore
proprio adesso che non è più la mia donna
ci parliamo,
mi capisce senza nostalgia,
solo i tempi erano sbagliati
potessi riprovare, potessimo rifare….

Il fiume

Il fiume

 La vita scorre in fretta
come l’acqua nei fiumi
e ogni giorno
qualcosa dentro muore,
muore un sorriso,
muore un illusione,
muore la forza di continuare
e viene voglia di lasciarsi andare,
di smetterla di lottare,
perché non ha senso
sopportare il dolore,
non ha senso scorrere
fino ad arrivare al mare,
senza potersi fermare,
senza poter fuggire
da questo fiume
la cui fretta
fa tanto male.

I vecchi

I vecchi
I vecchi,
arrampicati sulle scale,
trascinano un corpo troppo stanco,
disfatto dal tempo.
I vecchi,
pianeti lontani e solitari,
sguardi perduti
tra le vie della città.
I vecchi,
abbandonati da tutti,
affondano tra i ricordi,
tra la malinconia
di una vita che non c’è più,
ma tra le loro mani
c’è ancora la forza
per non lasciarsi andare,
per non arrendersi
alla voglia di morire,
come l’edera
si attaccano disperati
a questo mondo crudele
che gli permette ancora di soffrire.

Vattene via

Vattene via
Vattene via
da queste lenzuola,
dal buio che circonda la vita mia,
vattene via,
non c’è posto
nel mio dolore,
non c’è posto
nella delusione,
nel tormento del mio cuore,
vattene via
dalla rabbia che mi trascina via,
da questo mare
dove mi lascio sprofondare,
vattene via
dal mio bisogno di star solo,
dalla mia malinconia,
vattene via
da questo mio mondo
fatto di tempeste,
da questo vento
che spazza via i miei giorni
come foglie secche.

Irene Rapelli

( Il cielo stellato dentro di me )

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Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

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