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Profumo di donna

profumo di donna 3

Terza parte

        Era finalmente giunta a casa, per fortuna il suo appartamento non si trovava distante dalla stazione della metro, aveva chiuso a chiave ed era rimasta con le spalle poggiate alla porta mentre sentiva le gambe tremare ancora per la paura che l’aveva accompagnata fino a quel momento. Adesso finalmente aveva ritrovato la sua sicurezza, dentro casa sua poteva stare tranquilla. Si tolse la giacca e le scarpe, si sfilò la gonna, i collant e si sbottonò la camicetta mentre andava in punta di piedi verso il bagno. Insaponò il viso e si tolse il trucco, poi si slacciò il reggiseno e rimase in mutandine, infine aprì il frigorifero per prepararsi qualcosa da mangiare.
         Sarah era single, aveva avuto alcuni uomini nella sua vita ma ne aveva amato soltanto uno col quale aveva convissuto alcuni anni. Quella storia era finita e lei non era più riuscita a trovare l’uomo giusto, tutti quelli che si erano fatti avanti non erano come li avrebbe voluti lei, forse perché continuava a paragonarli al suo unico amore. Uno era troppo basso, uno troppo alto, uno troppo grasso, uno non era al suo stesso livello sociale, un altro non era abbastanza intelligente, ne aveva scartati parecchi e, ora che aveva passato da un po’ la quarantina, cominciava a rivalutare le sue scelte rendendosi conto di aver preteso troppo. In fondo, alcuni di quelli che aveva scartato, non erano così male e se avesse fatto meno la difficile forse avrebbe avuto un marito da amare e dei figli da accudire.
         Il suo orologio biologico le ricordava incessantemente che si stava facendo tardi, che aveva perso troppe occasioni e che non c’era più il tempo per aspettare il principe azzurro. Adesso però le occasioni erano sempre meno e gli uomini che ci provavano con lei erano sempre peggiori, i migliori si erano già sposati e i pochi ancora single erano pieni di stranezze e di difetti. Qualche volta aveva pensato di essere anche lei un po’ strana per non essere riuscita ad avere un rapporto normale con nessun uomo e per aver visto naufragare le poche storie che l’avevano intrigata. Come la volpe che disprezza il grappolo d’uva che non riesce a raggiungere, aveva cominciato a parlare male degli uomini con le sue amiche attirandosi le antipatie di quei pochi che erano ancora liberi e che avrebbero potuto interessarsi a lei.
         Aveva provato di tutto per conoscere degli uomini che non facessero parte della sua cerchia di amici e colleghi, i social networks, le chat, persino lo “speed date”, ma quegli appuntamenti al buio, quegli incontri occasionali erano stati una delusione, la realtà era ben diversa dai film romantici che amava vedere. Sarah sentiva il bisogno di essere amata, di avere un uomo nella sua vita che la proteggesse, che si occupasse di lei, che la aiutasse in tutte quelle cose che erano troppo impegnative per una donna di mezza età sola e indifesa. Era stanca di vivere in solitudine e sentiva il bisogno impellente di avere un figlio, ogni volta che vedeva un neonato o un cucciolo, i suoi occhi diventavano lucidi e riusciva a stento a trattenere le lacrime.
         Aveva preso dal frigo del cibo congelato e stava per metterlo nel forno a microonde quando improvvisamente tutte le luci si spensero.
         << Cavolo! Non ci voleva, deve essere saltata la corrente >> pensò, mentre vagava per la casa alla cieca in cerca di una candela.

Profumo di donna

profumo di donna 2

      Seconda parte

           Sarah sentiva ancora rimbombare il suo cuore nel petto, ma la presenza di quel ragazzo le teneva compagnia e attenuava la sua paura. Aveva finito la relazione, finalmente poteva andare via, inviò la mail al suo Capo, raccolse le sue cose e si affrettò a uscire dall’ufficio. Si recò verso l’ascensore, premette il pulsante e rimase in attesa. Sentiva l’eco di passi risuonare lungo i grandi corridoi che separavano gli uffici gli uni dagli altri, pensò che fossero del personale addetto alle pulizie, ma ormai una strana paura si era impossessata di lei.
         << Maledizione Jenny, le tue paure sono contagiose. Lavoro in questi uffici da vent’anni e non ho mai avuto così tanta paura come stasera >> pensava mentre le porte dell’ascensore si spalancavano davanti a lei.
         Era giunta in strada, aveva guardato in giro nella speranza di scorgere un taxi passare da quella via, ma non c’era anima viva, decise quindi di andare a prendere la metro. Continuava a sentire dei passi dietro di lei, come se qualcuno la seguisse, provò a fermarsi e notò che anche quel leggero rumore cessava subito dopo il battere dei suoi tacchi sull’asfalto. Il suo cuore aveva ricominciato a battere veloce, il suo respiro era nuovamente diventato affannoso mentre aveva accelerato il suo solito incedere a piccoli passi. Avrebbe voluto correre, chiedere aiuto a qualcuno, gridare, ma continuava a voltarsi e non vedeva nessuno dietro di sé, pensò di avere le allucinazioni, forse la paura le faceva immaginare dei rumori che in realtà non esistevano.
         Per fortuna alla stazione della metro c’erano altre persone che, come lei, aspettavano il passaggio del treno. Si sentì rincuorata, anche se in ognuna di quelle persone vedeva dei potenziali aggressori. Soprattutto la figura di un uomo, di cui non riusciva a scorgere il viso a causa della penombra e del cappuccio della felpa che indossava, aveva attirato la sua attenzione. Sarah sentiva che gli occhi di quell’uomo la fissavano, sentiva quello sguardo che toccava il suo corpo come delle mani bramose della sua carne.
         Salì velocemente nel treno e si sedette sul primo posto libero che vide, quell’uomo era salito nel suo stesso vagone e si era seduto voltandole le spalle per non farsi vedere in viso.
         << Cavolo, non succederà mai più che esco così tardi dall’ufficio, il Capo sarà anche un bastardo ma non mi licenzierà certo per un piccolo ritardo >> pensava mentre scrutava nervosamente l’orologio da polso.

Profumo di donna.

Profumo di donna

Prima parte.

         << Ciao Sarah, io vado via, si è fatto troppo tardi e devo proprio scappare. >>
         << Non preoccuparti Jenny, io resto ancora un po’. Ho del lavoro da terminare entro stasera e se non finisco in tempo, domani il Capo, nella migliore delle ipotesi, mi ucciderà. >>
         << Non c’è rimasto più nessuno in ufficio. Non hai paura a restare qui da sola? >>
         << Paura di cosa? Siamo al ventesimo piano di un grattacielo al centro di Manhattan, non siamo nel Bronx. Che cosa pensi che possa succedermi? >>
         << Non lo so, ma io al posto tuo non starei così tranquilla a quest’ora in un grattacielo in cui ci sono solo uffici vuoti. >>
         << Sei la solita fifona, stai tranquilla non mi succederà niente. >>
         Jenny era andata via e il silenzio era piombato nella grande sala vuota, soltanto il ticchettio della tastiera e il ronzio delle ventole del Pc spezzavano quell’assurda mancanza di rumore. Le parole della sua amica le avevano messo un’ansia tremenda, le sentiva risuonare nella sua mente e i suoi sensi adesso erano attenti a ogni minimo rumore. Ogni scricchiolio, ogni minimo bisbiglio o alito di vento la faceva sussultare distogliendola dallo schermo del computer. Più volte Sarah si era voltata impaurita per controllare che non ci fosse nessuno alle sue spalle.
         La sensazione che ci fosse qualcuno a osservarla non le permetteva di concentrarsi sul lavoro da svolgere, cercò di allontanare quei pensieri per dedicarsi solo alla relazione sulla gestione delle attività aziendali che necessariamente doveva essere sul tavolo del Capo entro l’indomani mattina. Aveva la sensazione che qualcuno si avvicinasse lentamente a lei, pensò che fosse solo la tensione, la paura di trovarsi da sola in quegli uffici e in quel grattacielo a provocarle quel brivido lungo la schiena. Non volle voltarsi, decise che nessuno poteva distoglierla dal suo lavoro, ma quando quella mano gelida si posò sulla sua spalla non poté trattenere un urlo di terrore.
         << Signorina Davies! Non si spaventi, sono Tommy, l’addetto alle pulizie. >>
         << Oh Dio Tommy! Per poco non mi viene un infarto, maledizione, potevi farti sentire, non dirmi che è già così tardi? >> disse la donna, mettendosi una mano sul petto e ansimando come se avesse fatto una lunga corsa.
         << Sì Signorina Davies, sono le 23.00, io dovrei pulire e chiudere gli uffici. Dovrebbe interrompere e lasciarmi lavorare, per favore.  >>
         << Scusami Tommy, se non ti dispiace, comincia da un’altra stanza, io ho quasi finito >> esclamò Sarah, cercando di riprendersi dallo spavento.
         << Va bene, però si sbrighi o la chiudo qui dentro >> disse il ragazzo, mostrando un sorriso ironico e beffardo.

Irene Rapelli

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Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

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